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	<title>Commenti a: Quel crocifisso in aula</title>
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	<description>Il bene comune è di tutti, e tutti siamo indispensabili per il bene comune.</description>
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		<title>Di: roberto rivosecchi</title>
		<link>http://www.benecomune.it/2010/01/21/quel-crocifisso-in-aula/comment-page-1/#comment-8887</link>
		<dc:creator>roberto rivosecchi</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Jan 2010 09:49:52 +0000</pubDate>
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		<description>Dice Giombi: &quot;La presenza del crocifisso non contrasta la laicità dello Stato...La legge italiana è univoca nella difesa del..mentre non lo è quella europea...Riduttivo e privatistico un cristianesimo vissuto nelle coscienze e nelle sacrestie&quot;. Se si tratta di letteratura o discorso accademico non si può non concordare, se storicizziamo, mi domando in che mondo vivano i cattolici. Dove mai esiste la laicità nel nostro attuale contesto? E&#039; sotto gli occhi di tutti come l&#039;agenda politica venga dettata dalla CEI e come tutti, maggioranza e opposizione, facciano a gara nell&#039;accondiscendere ai desiderata pontifici. Che la legge italiana sul crocifisso sia univoca e non lo sia quella europea non sembra essere un merito giurisprudenziale. Si tratta solo di un processo storico-culturale che ha visto la presenza egemonica della Chiesa cattolica in tutti i versanti della nostra vita. Altro che rinchiudersi nelle coscienze e sacrestie, il problema è proprio opposto: l&#039;invadenza pervasiva. Negli altri stati europei sono state sempre presenti esperienze e voci difformi che hanno consentito di preservare ogni forma di pluralismo, consentendo così un più elevato sviluppo sociale e giuridico. Il problema non è l&#039;Europa ma l&#039;Italia. Venendo al crocifisso, ai tempi della Lega, non si può negare che venga esibito come bandiera, simbolo di identità. Come sottolinea Filippo Gentiloni, siamo in piena religione civile, quella famosa degli atei devoti. Più chiaro di così. E&#039; un continuo patteggiamento e connubio tra sacro e profano. Di più. Direi che ci troviamo di fronte a strumentalizzazioni reciproche. Vedi Ratzinger che alla vittoria elettorale del Pdl dichiara &quot;Avvertiamo con particolare gioia un clima nuovo..&quot; e Berlusconi che risponde, in occasione delle festività natalizie, &quot;I valori cristiani sono sempre presenti nell&#039;azione di governo..&quot;. Tradotto: Io, Stato, concedo ogni privilegio materiale e giuridico e Tu, Religione, mi fornisci una etica pubblica a sostegno della società civile (e i voti). Commenta Roberto Fiorini su Pretioperai:&quot;Altro che gioia, ma lamento per una direzione della Chiesa che appare complice di una rinnovata alleanza tra trono ed altare, zavorra di piombo che grava sull&#039;evangelo&quot;. Se la croce del Cristo storico e del Cristo della fede hanno il significato dell&#039;amore che sostanzia la verità, la croce strumentalizzata e che si lascia strumentalizzare di questi giorni sembra assumere più i connotati del formalismo, della gerarchia e del potere, che i fedeli acriticamente subiscono. A volte il pulpito funziona come le televisioni del premier. Le citazioni della Ginzburg sul crocifisso simbolo di uguaglianza, dopo le torri gemelle e la competizione globale, sono da relativizzare. Con la guerra preventiva di Bush, per la gran parte del globo il crocifisso diventa simbolo aggressivo, la controparte. Con questo crocifisso occidentale non ci siamo. Dovremmo riflettere, seguendo Barbaglio, sulla inculturazione esclusivamente ellenistica del messaggio cristiano. Non sono possibili altre inculturazioni? Il problema diventa di quale crocifisso si tratta. Del crocifisso della fede apostolica tramandata dalla Chiesa, del crocifisso del dogma e dei concili e del magistero oppure del crocifisso dei poveri e degli immigrati che vivono con noi il quotidiano? Dobbiamo incorporare ma anche andare al dilà del crocifisso del IV e V sec. Il crocifisso deve poter operare in ogni tempo e luogo e più che mai nel presente e nei vari contesti. Schillebeeks e la Teologia della liberazione parlano di revisione ermeneutica della cristologia in chiave pluralista, come antidoto ad ogni dogmatismo e contro abusi ideologicamente conservatori. Quindi il problema non è l&#039;ostensione del crocifisso, ma la scelta del crocifisso, la scelta di campo. Al di là delle dichiarazioni formali, la Chiesa di Ratzinger e Ruini si gioca il potere con il potere. Personalmente sto con la Chiesa dei poveri e di don Paolo in Brasile.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Dice Giombi: &#8220;La presenza del crocifisso non contrasta la laicità dello Stato&#8230;La legge italiana è univoca nella difesa del..mentre non lo è quella europea&#8230;Riduttivo e privatistico un cristianesimo vissuto nelle coscienze e nelle sacrestie&#8221;. Se si tratta di letteratura o discorso accademico non si può non concordare, se storicizziamo, mi domando in che mondo vivano i cattolici. Dove mai esiste la laicità nel nostro attuale contesto? E&#8217; sotto gli occhi di tutti come l&#8217;agenda politica venga dettata dalla CEI e come tutti, maggioranza e opposizione, facciano a gara nell&#8217;accondiscendere ai desiderata pontifici. Che la legge italiana sul crocifisso sia univoca e non lo sia quella europea non sembra essere un merito giurisprudenziale. Si tratta solo di un processo storico-culturale che ha visto la presenza egemonica della Chiesa cattolica in tutti i versanti della nostra vita. Altro che rinchiudersi nelle coscienze e sacrestie, il problema è proprio opposto: l&#8217;invadenza pervasiva. Negli altri stati europei sono state sempre presenti esperienze e voci difformi che hanno consentito di preservare ogni forma di pluralismo, consentendo così un più elevato sviluppo sociale e giuridico. Il problema non è l&#8217;Europa ma l&#8217;Italia. Venendo al crocifisso, ai tempi della Lega, non si può negare che venga esibito come bandiera, simbolo di identità. Come sottolinea Filippo Gentiloni, siamo in piena religione civile, quella famosa degli atei devoti. Più chiaro di così. E&#8217; un continuo patteggiamento e connubio tra sacro e profano. Di più. Direi che ci troviamo di fronte a strumentalizzazioni reciproche. Vedi Ratzinger che alla vittoria elettorale del Pdl dichiara &#8220;Avvertiamo con particolare gioia un clima nuovo..&#8221; e Berlusconi che risponde, in occasione delle festività natalizie, &#8220;I valori cristiani sono sempre presenti nell&#8217;azione di governo..&#8221;. Tradotto: Io, Stato, concedo ogni privilegio materiale e giuridico e Tu, Religione, mi fornisci una etica pubblica a sostegno della società civile (e i voti). Commenta Roberto Fiorini su Pretioperai:&#8221;Altro che gioia, ma lamento per una direzione della Chiesa che appare complice di una rinnovata alleanza tra trono ed altare, zavorra di piombo che grava sull&#8217;evangelo&#8221;. Se la croce del Cristo storico e del Cristo della fede hanno il significato dell&#8217;amore che sostanzia la verità, la croce strumentalizzata e che si lascia strumentalizzare di questi giorni sembra assumere più i connotati del formalismo, della gerarchia e del potere, che i fedeli acriticamente subiscono. A volte il pulpito funziona come le televisioni del premier. Le citazioni della Ginzburg sul crocifisso simbolo di uguaglianza, dopo le torri gemelle e la competizione globale, sono da relativizzare. Con la guerra preventiva di Bush, per la gran parte del globo il crocifisso diventa simbolo aggressivo, la controparte. Con questo crocifisso occidentale non ci siamo. Dovremmo riflettere, seguendo Barbaglio, sulla inculturazione esclusivamente ellenistica del messaggio cristiano. Non sono possibili altre inculturazioni? Il problema diventa di quale crocifisso si tratta. Del crocifisso della fede apostolica tramandata dalla Chiesa, del crocifisso del dogma e dei concili e del magistero oppure del crocifisso dei poveri e degli immigrati che vivono con noi il quotidiano? Dobbiamo incorporare ma anche andare al dilà del crocifisso del IV e V sec. Il crocifisso deve poter operare in ogni tempo e luogo e più che mai nel presente e nei vari contesti. Schillebeeks e la Teologia della liberazione parlano di revisione ermeneutica della cristologia in chiave pluralista, come antidoto ad ogni dogmatismo e contro abusi ideologicamente conservatori. Quindi il problema non è l&#8217;ostensione del crocifisso, ma la scelta del crocifisso, la scelta di campo. Al di là delle dichiarazioni formali, la Chiesa di Ratzinger e Ruini si gioca il potere con il potere. Personalmente sto con la Chiesa dei poveri e di don Paolo in Brasile.</p>
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