Il declino di Fabio Tombari

Fabio Tombari è al declino?  Forse più che per  la sua età anagrafica (74 anni) lo sarebbe per  le ultime vicende di Banca delle Marche.

La persona era già stata oggetto di critiche importanti: la proiezione sugli interventi immobiliari a scapito di interventi sul sociale (la critica del nostro Vescovo ripresa e sostenuta da Carlo De Marchi di BC), le critiche dei suoi, mai confermati anche se mai fugati , conflitti di interesse (Presidente della Fondazione Carifano e gli interventi immobiliari a supporto dell’amministrazione comunale, la propria attività professionale con lo studio da ingegnere, la proprietà di società immobiliari come Madonna Ponte nella zona ex Zuccherificio) denunciati fortemente a suo tempo anche dal  giornalista  Lorenzo Furlani.

Ora per l’investimento in Banca delle Marche sta subendo un forte attacco da Mirco Carloni.

Carloni ha visto lungo e bene, intelligentemente, fiuta il sangue dell’animale ferito e attacca. Sta cavalcando un grosso errore strategico di Tombari, che come Presidente della Fondazione Carifano, ha investito 40 milioni di euro, in due riprese, in azioni di Banca delle Marche. Un investimento oggi quasi azzerato data la quotazione di mercato (e Moodys ha giudicato i titoli emessi da Banca Marche meno di carta straccia), che sicuramente non risalirà (chi in questo momento deve temere sono gli azionisti e non i depositanti di Banca delle Marche).

Attacca però, dove gli conviene, Tace il fatto che finora l’amministrazione di cui è stato esponente per sei lunghi anni si sia ben guardata da imbastire un progetto di sviluppo della città con la Fondazione, lasciando campo libero a qualsiasi tipo di cattedrale nel deserto e a finanziamenti estemporanei. Questa situazione non si sarebbe mai venuta a creare senza un grave deficit dell’amministrazione cittadina. Ora Banca delle Marche è in gestione provvisoria per due mesi, decretata dalla Banca d’Italia il 27 agosto, appena dopo la perdita del primo semestre 2013 che segue il grave rosso del bilancio 2012. Sono i frutti della crisi immobiliare e di scelte da reato (un mese fa l’Espresso aveva riportato molto bene la vicenda aziendale evidenziando fatti e responsabilità). Un puro investimento finanziario quello fatto da Tombari (ma negli investimenti così importanti andava fatta anche una prudenziale ripartizione del rischio, così ci insegnano i manuali di economia finanziaria e non concentrare tutto in un titolo) e non è servito neanche ad avere un posto in consiglio di amministrazione.

Lui si è difeso dicendo che la scelta era stata unanime negli organismi della Fondazione.

Se ciò è vero se ne deve prendere atto e ciò deve comportare le dimissioni di altri, oltre che le sue.

Non c’è tanto da discutere se si perdono così tanti soldi (per avere una idea pensare al controvalore di oltre 100 appartamenti pregio), qualcuno deve pagare.

Si sono così persi per sempre 40 milioni di euro. Sono persi per sempre i frutti che poteva dare un investimento alternativo. Come Bene Comune non siamo mai andati a braccetto con La Fondazione e con la visione di Fondazione di Fabio Tombari e di questo Consiglio, ed in più di una occasione siamo intervenuti sottolineando che la Fondazione , gestendo i soldi frutto dello storico risparmio dei cittadini di Fano, doveva avere una gestione più democratica con una partecipazione più diffusa e non solamente di quella oligarchia che da anni soprassiede alla gestione economica della città. Forse con un maggior controllo dei cittadini questo non sarebbe successo. Ora noi ci domandiamo che fine faranno le erogazioni liberali che faceva la Fondazione? Saranno azzerate?

Abbiamo anche noi, in piccolo, un Monte dei Paschi di Siena.

Particolare del quadro di Guido Reni: “La Consegna delle Chiavi”.

 

 

 

 


Commenti

2 risposte a “Il declino di Fabio Tombari”

  1. Avatar roberto rivosecchi
    roberto rivosecchi

    Nel declino determinato dallo scorrere inesorabile del tempo, colpisce l’accelerazione impressa dall’intervento del Vescovo. A chi era il simbolo locale del connubio tra sacro e profano viene a mancare proprio il sostegno della trascendenza. E dire che, per l’età, questi membri degli organismi della Fondazione dovrebbero più che mai preoccuparsene.

  2. Avatar Simonetta Alfassio Grimaldi
    Simonetta Alfassio Grimaldi

    condivido pienamente l’articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *