I verbali ispettivi Banca d’Italia attestano il conflitto di interesse

Non ha tutti i torti quell’anonimo giornalista che, mercoledì 20 novembre, ha evidenziato come sia passato sotto silenzio la notizia che gli ispettori di Bankitalia hanno censurato l’operato di Banca Marche per un fido anomalo di 25 milioni di euro riconducibile all’ ing. Fabio Tombari, presidente della società “Bologna uno”, beneficiaria di quell’erogazione di credito.
“Nessun partito, pur sapendo, ha detto nulla. Non è quindi vero che tutti sono lì con il fucile spianato” concludeva il giornalista. Anche noi di Bene Comune non siamo lì con il fucile spianato, perché più che le vicende di persone, in questo caso il Presidente della Fondazione, ci interessa contestare il conflitto di interesse (non che sia un reato, ma lo giudichiamo inopportuno) di colui che ricopre tale carica e che annoveriamo tra i poteri forti. E di questo, infatti, vogliamo parlare.
Gli altri partiti avranno modo di dire la loro, se vogliono. Per noi esiste una sorta di cappa di piombo, di riserbo, di silenzio, da parte di alcuni partiti che sono stati storicamente al fianco della Fondazione. Una cappa di piombo che abbiamo avvertito negli interventi (tutto è verbalizzato) in consiglio comunale tesi a negare le responsabilità della Fondazione per l’acquisto di Banca Marche e, addirittura, parlare contro Circerchia fino al punto di intimidirlo e indurlo a ritirare una normalissima mozione che chiedeva solo chiarezza sui soldi persi da Tombari, soldi non di Tombari ma della Fondazione e quindi dei cittadini. Mozione che “Bene Comune – Fano 5 stelle” hanno riproposto ed attendono, pazientemente, di discutere. Per ciò che si è detto in quel consiglio comunale abbiamo infatti parlato di “larghe intese” tra PD, La Tua Fano, Popolo della Libertà e il Sindaco del comune di Fano. Continuiamo a pensarla così.
Bene Comune da anni parla del conflitto di interesse di Fabio Tombari, cioè il dispensatore di soldi ad una miriade si associazioni ed il realizzatore di immobili di utilità generale per la cittadinanza, in accordo con la giunta comunale. Il problema è che, poi, tale persona è anche azionista di una miriade di società del settore costruzioni che chiedono permessi a costruire al comune di Fano (la vicenda dello zuccherificio è esemplare, tormentata, opaca, ancora non ultimata) ed è inoltre il tecnico progettista per le stesse attività. Non a caso si è formata la cappa di piombo che noi denunciamo.
Il conflitto di interesse non termina qui. Investe anche Banca Marche perché Tombari, come Presidente di Fondazione Carifano, è azionista di Banca Marche tramite i 45 milioni di euro della Fondazione, in gran parte compromessi. Investimento fortemente voluto da Tombari, in tre momenti diversi, e che noi abbiamo giudicato “non prudente” (Sul sito di bene comune le nostre valutazioni in proposito). Ma oggi capiamo qualcosa di più. E lo dobbiamo ad un organismo tecnico e indipendente come la Banca d’Italia. E nel verbale ispettivo – abbiamo letto dalla stampa – è scritto che Banca Marche ha erogato il finanziamento a “Bologna uno” senza una adeguata istruttoria (“l’istruttoria si è per lo più basata su documentazione incompleta”). Non è buona cosa dare così tanti soldi senza istruttorie approfondite. Non ne saranno così contenti i cittadini meritevoli a cui magari è stato negato il fido.
Oggi insomma sappiamo, da un organo tecnico, che anche l’erogazione del credito è stata distorta. Non sappiamo se ci sono altri casi simili, direttamente o indirettamente, riconducibili a Tombari. In ogni caso, prima sapevamo solo del favore fatto da Tombari (acquisto azioni Banca Marche) ora sappiamo anche del favore di Banca Marche a Tombari (presidente di “Bologna uno srl” e azionista della stessa tramite l’Immobiliare Uffreducci). BENE COMUNE

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