I compiti dela Fondazione Anziani Sereni

L’assessore ai servizi sociali Fabio Uguccioni auspica, a mezzo stampa la collaborazione di tutti nel rilanciare la Fondazione Anziani Sereni.

Un processo di rilancio, con il conseguente riassetto del Consiglio di Amministrazione, presuppone una discussione aperta e serena sugli obiettivi che deve avere tale Fondazione.

In un precedente intervento, avevo già sollecitato la necessità di un bilancio serio e partecipato dell’utilità della Fondazione Anziani Sereni a distanza di due anni dalla sua costituzione. Occorre capire se il suo scopo è ancora valido e  gli strumenti utilizzati hanno avuto l’efficacia ipotizzata, o invece sia opportuno ripensarla globalmente, condividendone il progetto con tutte le componenti del terzo settore.

Ma a questa richiesta l’Assessore non sembra aver dato molto peso. Non avrebbe senso individuare nuovi componenti del Consiglio di Amministrazione senza aver chiarito cosa essi debbano fare esattamente. Inoltre sarebbe estremamente utile capire come mai il precedente consiglio si è dimesso, denunciando di non aver raggiunto gli obiettivi che erano stati ipotizzati. Erano sbagliati gli obiettivi o gli strumenti operativi? Prima di tentare una ripartenza una risposta a questi interrogativi è d’obbligo.

A nostro avviso va innanzitutto recuperata la funzione tipica di una Fondazione, ossia quella di essere un moltiplicatore di risorse svolgendo una politica che preveda la costituzione progressiva di un capitale o patrimonio, utilizzandone le rendite per finanziare progetti sul sociale. Per realizzare questo obiettivo è innanzitutto necessario recuperare credibilità e trasparenza. Inoltre deve essere chiaro che, essendo questo un processo di medio-lungo periodo, nei primi anni la Fondazione non potrà svolgere interventi di finanziamento, se non in misura estremamente marginale, ma dovrà operare soprattutto sul fronte della promozione e della sensibilizzazione, utilizzando appropriate tecniche di fund raising.

Inoltre occorre chiarire da subito che la Fondazione Anziani Sereni non dovrà entrare nella gestione diretta di progetti di intervento socio-sanitario.

Se l’assessore pensa ad uno strumento gestionale, per by-passare le burocrazie tipiche di un Ente Locale, sbaglia strumento. Per far questo, altri Comuni hanno creato aziende speciali, o ragionando in ottica di ambito sociale, un consorzio di Comuni. La Fondazione Anziani Sereni non deve gestire in proprio, ma deve finanziare progetti proposti da altri soggetti. In più può decidere di co-finanziare progetti di altri, con il loro concorso o con il concorso di altre strutture: questo significherebbe moltiplicare l’efficacia delle risorse messe a disposizione, rispettando il principio di sussidiarietà, ed ampliare significativamente la gamma di servizi realizzati nel territorio.

Inoltre, non gestire in proprio gli interventi è sicuramente condizione imprescindibile per realizzare il massimo della trasparenza e per acquisire quella credibilità utile ad attirare, nel tempo, risorse significative anche da privati.  

Questi sono i nodi principali, e senza aver chiarito questo, è inutile ripartire. Si rischierebbe di ricreare gli stessi “pasticci” che si sono verificati fino ad oggi.


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