QUALE SVILUPPO propongono i DS ?

Ritengo utile ed opportuna l’analisi proposta da Matteo Ricci (segretario DS) nell’articolo pubblicato sui quotidiani locali domenica 4 marzo, per ragionare di più sullo sviluppo del nostro territorio provinciale.

Da un grande partito è doveroso attendersi riflessioni di tipo prospettico, ossia di lettura della realtà per proiettarne problemi e soluzioni in un prossimo futuro, all’interno di uno scenario complessivo.
 

Sono d’accordo con Ricci del pericolo che emergano localismi, rivalità di campanile, forme di rivendicazioni egoistiche di un territorio a scapito di un altro. Nascerebbero così comitati locali che cavalcano paure di pericoli più o meno reali, ponendo l’accento solo sui diritti e mai sui doveri.
In conseguenza di ciò prendono corpo le varie “sindromi di Nimby”, ossia “non nel mio giardino”, da parte delle popolazioni di alcune aree geografiche, di fronte alla necessità di interventi strutturali e/o di impianti che affrontano i problemi dello sviluppo economico con nuove soluzioni, rispetto agli standard finora conosciuti.
E’ pur vero che gravi colpe nell’emergere di questi fenomeni, sono anche della politica: primo perchè non ha saputo spiegare ai cittadini, con le dovute prassi democratiche, l’importanza di certe opere; secondo perché l’eccessiva sudditanza mostrata in più occasioni dai partiti rispetto ai poteri economici, ha portato i cittadini a non fidarsi più dei loro rappresentanti eletti nelle Istituzioni
 

Sono d’accordo con Ricci sulla inutilità di una contrapposizione Fano Pesaro, e sulla necessità di trovare le opportune collaborazioni. Non sono però d’accordo che questa ricerca di collaborazione si riduca essenzialmente all’integrazione socio-sanitaria degli ospedali di Pesaro e Fano ed alla fusione di Aset e Aspes nella società unica provinciale. Nel primo caso perché ritengo sia opportuno mettere in rete i due ospedali facendoli funzionare al meglio (come dice il dirigente regionale della sanità Ruta) e non costruendo un nuovo ospedale del “polo nord della sanità marchigiana” come invece fantasticano Mezzolani e Solazzi. Nel secondo caso perché se Pesaro ha sbagliato (vendendo Aspes ad Hera Spa), non vedo perché Fano dovrebbe condividere un errore che i cittadini fanesi rischiano di pagare caro.
Sono, infine, d’accordo con Ricci sulla necessità di una spinta più decisa verso le Unioni dei Comuni per la gestione associata dei servizi e la pianificazione strategica, anche se andrebbe parimenti affrontato il tema di riequilibrare, con risorse adeguate, la penalizzazione dei Comuni dell’entroterra, per eliminare gli oggettivi svantaggi delle zone interne rispetto alle aree costiere.
 

Ma soprattutto non sono d’accordo con Ricci riguardo al suo concetto di sviluppo. In particolar modo non penso affatto che “una parte del progresso e del sostegno alla crescita passa attraverso la battaglia per le infrastrutture, ossia Fano-Grosseto, terza corsia A14, complanare Fano-Pesaro”. Non è di nuove strade di cui abbiamo bisogno (aumenterebbero solo l’inquinamento, gli incidenti, i costi economici e sociali), mentre servirebbero più ferrovie e trasporti pubblici. Inoltre, più che di “crescita”, dovremmo imboccare il sentiero di una “economia di sobrietà”, considerando maggiormente i fattori quali: l’ambiente, l’equità, la pace, l’economia solidale, le energie rinnovabili, i beni comuni, come l’investimento decisivo per mantenere la qualità della vita nei nostri territori. Così come sarebbe necessario discutere su investimenti più decisi verso l’integrazione degli immigrati, il sostegno alle famiglie per i servizi di cura all’infanzia ed agli anziani, le esigenze dei giovani, e di tutti gli altri servizi sociali, utili a garantire il buon livello di coesione sociale che ancora la nostra provincia può esibire, ma che già mostra i primi, preoccupanti, scricchiolii.
 

A questo proposito, pensando a quanto detto complessivamente nel suo articolo, viene spontaneo chiedere a Ricci: “dì qualcosa di sinistra!”.
 

Visto che altri segretari provinciali (Savelli di RC) hanno anch’essi interloquito con quanto prospettato da Ricci, penso che l’apertura di un confronto serio, programmatico, di medio periodo su quale sia lo sviluppo che il centro-sinistra pensa per questa provincia, sia alquanto opportuno, per non rischiare di andare in ordine sparso a costruire il dopo-Ucchielli.


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