Fano dove sei?

La legislazione italiana riguardante i Comuni è chiara: i servizi alla persone sono – assieme all’utilizzo del territorio – i compiti principali, su cui concentrare l’attività e le scelte politiche di servizio ai cittadini.
L’utilizzo del territorio trova nel Piano regolatore Generale il suo strumento cardine. Ma almeno, del territorio e del suo utilizzo si parla e si discute! Sui servizi alla persona,invece, tutto tace. Calma piatta. Interrotta qua e là da qualche meritevole, ma sporadico convegno monografico…
Fano è la terza città delle Marche, ma raramente, anzi mai, figura protagonista – per qualche esperienza d’eccellenza – nel panorama regionale. In passato ci sono state esperienze meritevoli e “progetti-pilota”: su tutti, le iniziative per adolescenti e giovani e la Città dei Bambini, che ha portato persino a vincere un consistente premio nazionale con cui è stata ristrutturata ed aperta “Casa Cecchi” alla Paleotta.
Ma adesso l’Amministrazione Comunale sembra navigare a vista, rispondendo solo alle emergenze quotidiane (che pure sono tante e pressanti). Manca però una strategia complessiva, che ponga i servizi alla persona – sociali, educativi, sportivi- in un’ottica di sviluppo anche economico ed occupazionale della Città, volano di una società del benessere diffuso e non legati esclusivamente ad un’ottica (pur doverosa ed importante) di riparazione del danno.
La vicina Pesaro negli anni ha saputo strutturare una rete di servizi sociali importante, coniugando le istanze che provenivano dalla società civile, in particolare dal volontariato cattolico e dalla cooperazione sociale, con le competenze istituzionali e professionali del Comune. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un sistema di protezione sociale diffuso, a regia pubblica, che può dialogare con forza e competenza con l’Azienda sanitaria per compiere una reale integrazione e che funge da qualificato Ente capo-fila del rispettivo Ambito Territoriale.
Cosa manca a Fano ? Non le risorse economiche (l’Amministrazione ha un bilancio significativo, anche se migliorabile), non il tessuto sociale (ci sono anche qui un Associazionismo ed una Cooperazione vivi e vivaci), non le potenzialità professionali (anche se occorre stabilizzare operatori che agiscono in ruoli delicati e compensare con altrettanta qualità i diversi pensionamenti che si profilano all’orizzonte).
Manca una forte, impegnata, qualificata “regia” pubblica. A cominciare dalla classe politica, poco interessata allo sviluppo del welfare locale. Quando il Sindaco Aguzzi ha assunto la Presidenza dell’Ambito Sociale, c’eravamo illusi che fosse il segnale di un rilevante interessamento, che aprisse la strada ad una programmazione di qualità e ponesse le basi per aprire seriamente il grande tavolo della trattativa con l’Azienda sanitaria nei campi impegnativi e urgenti dell’integrazione socio-sanitaria: anziani non autosufficienti, disagio mentale, persone con disabilità, minori in situazioni problematiche, dipendenze patologiche.
E invece non si è mossa foglia. Eppure aspettare non si può più…

(articolo tratto dall’ultimo numero del bimestrale IL PUNGIGLIONE dell’Associazione Bene Comune)


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