L’edilizia perequativa non persegue il bene comune

In questi giorni di “celebrazione” del nuovo PRG fanese (vedasi l’ultimo numero di Fano Stampa), si tira in ballo la “grande opportunità” dell’edilizia perequativa, ossia di quel metodo che prevede che alcuni costruttori abbiano una “attenzione” in più (come l’aumento delle superfici edificabili, o altro) in cambio della costruzione di opere di interesse generale (quali edifici scolastici, strade, rotatorie, parcheggi, aree di verde pubblico, ecc) che il Comune dovrebbe realizzare con gli oneri di urbanizzazione, ma con tempi sicuramente più lunghi.
E’ peraltro un metodo non nuovo, che già altri Comuni della nostra Regione, compresa la vicina Pesaro, hanno utilizzato o stanno utilizzando. Non è quindi un principio utilizzato solo dal centrodestra o dal centrosinistra, ma è un concetto “trasversale” così come sono “trasversali” gli interessi chiamati in causa.
Pur rendendomi conto che far costruire “contemporaneamente” alla costruzione di nuovi comparti abitativi anche strade o parcheggi, asili e centri sociali, dagli stessi costruttori (e quindi a carico di tutti i cittadini di quel comparto) sia più efficiente e veloce che realizzarli a cura del Comune con la normale procedura delle gare d’appalto, lo ritengo però pericoloso e meno trasparente.
Infatti se normalmente il Comune introita risorse derivanti da oneri di urbanizzazione, e poi redige progetti di investimento pubblici per utilizzarli in quell’area da cui ha ricavato tali oneri, predisponendo un capitolato per fare una gara pubblica in cui sia facilmente riscontrabile la congruità del costo previsto per tali opere, nel caso di investimenti fatti dai costruttori a “scomputo” degli oneri di urbanizzazione chi garantisce la congruità del costo da essi sostenuto?
I costruttori non hanno il compito di perseguire il bene comune, ma hanno l’obiettivo (perfettamente legittimo) di realizzare il massimo profitto. Per cui la trattativa tra il Comune che chiede che vengano realizzate alcune opere, ed i costruttori che chiedono una adeguata contropartita, non sarà mai una trattativa alla pari. Ed in ogni caso manca di adeguata trasparenza.
Come nella redazione della contabilità di una società vige il principio che vieta di fare compensazioni tra debiti e crediti (o tra costi e ricavi) di una determinata attività , e ciò per non dare informazioni incomplete alle terze persone che sono interessate a conoscere i dati di questa società, così deve essere anche per i Comuni nel settore dell’urbanistica.
I privati cittadini, ed i costruttori, debbono pagare gli oneri di urbanizzazione per ciò che essi costruiscono – senza nessuna agevolazione particolare – e con tali risorse il Comune realizza, con procedure di evidenza pubblica e nel pieno rispetto dei principi di concorrenza tra imprese, tutto ciò di cui la città ha bisogno seguendo tempi e priorità decisi dagli organi democraticamente eletti.
Siamo quindi contrari, come Bene Comune, ad utilizzare l’urbanistica perequativa nel nuovo PRG di Fano, perché siamo contrari in generale a “compensazioni” che rendono poco trasparenti gli interessi in gioco in un settore delicato dello sviluppo delle nostre città e paesi.


Commenti

2 risposte a “L’edilizia perequativa non persegue il bene comune”

  1. Condivido questa petizione. Ho appena firmato.
    Vi ringrazio per averla segnalata. La inseriremo anche sul nostro sito nel prossimo aggiornamento.
    Un caro saluto
    Buon lavoro

  2. Avatar ENZO CASAVOLA
    ENZO CASAVOLA

    Scrivi qui il tuo commento la realtàdi uomo di Dio vero e concreto, traspare nelle parole saggie sono sintetizzate tutto ciò che contiene il compedio della dottrina sociale della chiesa.E’verola rivoluzione dei figli di Dio specialmente nei cristiani e cattolici in particolare è necessaria che continui poichè se pur iniziata due mila anni fa è ben lungi dall’esaurirsi; anzi come Don dice il vento è favorevole per incamminarsi come popolo,ma che nel singolo ha già raggiunta la coscienza vera di essere BENE COMUNE.

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