DEMOCRAZIA, DEMOGRAFIA E FAMIGLIA

DI FRONTE ALLA SFIDA DEL FUTURO, PROPOSTE POSSIBILI PERCHÉ LA DEMOCRAZIA TORNI GIOVANE
di Luigi Campiglio, pro-Rettore Università Cattolica, Milano

Arrivo rapidamente al nucleo di una proposta che forse qualcuno di voi ha avuto già modo di conoscere ed ascoltare. Nel fare questo cerco di attenermi al programma che mi è stato indicato e al tipo di riflessione che è stata proposta “Democrazia, demografia e famiglia”; di fronte alla sfida del futuro, proposte possibili perché la democrazia torni giovane”.
Preparando la riflessione per questa occasione mi sono dovuto quindi interrogare sul futuro, su cosa è il futuro, su cosa significa e quali sono i suoi orizzonti. Tra poco capirete come la proposta è intimamente legata a questa idea di futuro.

La prima considerazione sul futuro che faccio è da economista, quale io sono. Se voi vorreste oggi – so che non è molto di moda e che solo l’idea vi fa rabbrividire – investire i vostri risparmi in società quotate in borsa, oltre a cercare di guardare meglio i conti e ad augurarvi che il Parlamento si decida a varare un testo di legge a protezione del risparmio (che negli Stati Uniti è stato fatto rapidissimamente), in condizioni normali vi porreste la seguente domanda: la società in cui mi accingo ad investire sarà presumibilmente ancora in circolazione, sarà attiva nel lungo periodo? Facendo un esempio concreto: è immaginabile un mondo senza i cartelloni della Coca Cola? Credo che li troveremo ovunque anche tra trent’anni. Questo è un periodo lungo: è il massimo di scadenza dei titoli di Stato americani. Cosa succede se andiamo oltre i trent’anni (2034)? Se ci poniamo questa domanda per il 2054, oppure per il 2102, ha senso farlo? Io vorrei pregarvi di pensare che esiste un numero limitato, ma significativo, di bimbi e soprattutto di bimbe che sono nati due anni fa e che nel 2002 raggiungerà i 100 anni. La speranza di vita alla nascita è fortemente aumentata nel corso degli ultimi anni ed è prevedibile che nel futuro aumenterà ancora di più; si stima che gli ultra centenari dopo il 2100 potrebbero essere tra il 5 e il 10% di ogni generazione. In giro c’è un certo numero di personcine che sgambettano qua e là e che nel 2102, se vorranno, potranno bere la Coca Cola. Questa domanda (ci sarà la Coca Cola nel 2102?) che può apparire puramente oziosa, astratta, ipotetica in realtà non lo è. Io posso costruire senza difficoltà una situazione che si verificherà, nella quale la Coca Cola è coinvolta insieme a persone che sono già presenti. Ci sarà sicuramente in giro una bambina che supererà i 100 anni e sarà una sua scelta se festeggiare a champagne o a Coca Cola. Però la questione Coca Cola 2102 non è più oggi (anno 2004) questione di un futuro ipotetico, potenziale. Il futuro reale è già qui. Questa è una delle questioni fondamentali di tutto il mio breve ragionamento di oggi. Il 2102 cammina sulle gambe di bambini e bambine dell’età di anni due, per non parlare di quelli che stanno nascendo adesso.

Quindi il futuro è già qui. Questo è uno dei messaggi più importante che si possa dare oggi. E’ la nostra abitudine ad essere inchiodati nell’angolo della vita quotidiana che non ci spinge a guardare al futuro, ma solo all’oggi o al massimo al dopodomani. Questo ci rende la domanda che ho appena fatto bizzarra. Ma non si tratta di una domanda bizzarra perché il 2102 è una questione che riguarda tanti bambini che sgambettano oggi in giro per l’Italia. Il futuro è già con noi non da un punto di vista potenziale ma concretamente, realmente. E’ importante fare questa distinzione, perché molte battaglie sul futuro, come quelle per l’ambiente, si differenziano notevolmente dalle considerazioni che sto facendo adesso in un aspetto: in quei casi (es. ambiente) parliamo di futuri ipotetici, pericoli ipotetici che dovranno realizzarsi. Qui invece parliamo di qualcosa, di qualcuno che già esiste. Rispetto a cui già realizziamo delle scelte come famiglia e come società. Abbiamo quindi la responsabilità di capire e comprendere le conseguenze di lungo termine di ciò che facciamo. Perché quando si parla di investimenti dal punto di vista dell’investitore di cui abbiamo parlato prima – e che ha un nome e un cognome, Warren Buffet – è una cosa, quando si parla di investimenti nel senso che dicevo ora, le cose sono diverse. Faccio un esempio, che si richiama alla distinzione classica tra consumi ed investimenti.

Cosa è consumo e cosa è investimento? E’ consumo bere l’acqua minerale, è investimento acquistare una casa. Questa è la saggezza convenzionale che pure io dispenso nelle mie lezioni agli studenti. Ma è così anche per i bambini? Se ci pensate la questione è un po’ più delicata perché ciò che è buona alimentazione per me oppure ciò che è serata conviviale, ciò che è consumo per me può essere un importante investimento per una bimba. Voi sapete che la natura dell’alimentazione nelle fasi più giovani della vita ha effetti decisivi per la formazione adulta sul piano fisico ma anche intellettuale. E’ un problema decisivo per i Paesi in via di sviluppo. Pensate alla mancanza di vitamine e agli effetti devastanti che questo ha sulla salute. Ma è anche un problema per i Paesi sviluppati dove ci sono due questioni che riguardano i bambini: la povertà e l’obesità, due questioni che solo apparentemente sono opposte. Che la povertà e l’obesità nei Paesi sviluppati siano problemi che vanno mano nella mano è quasi paradossale eppure è la realtà. Sulla realtà dell’obesità è stata fatta un’indagine recente che ha coinvolto i responsabili delle imprese che vendono prodotti per bambini, ossia merendine ecc.. , che sono all’origine dell’obesità. Si parla molto di responsabilità di impresa, ma uno degli atti più responsabili è quello di fare o non fare una pubblicità di un determinato prodotto che non fa bene. A che età è legittimo manipolare le giovani menti di bimbi e bimbe? Tornando all’indagine di cui parlavo – che è stata fatta in Inghilterra – mi ha colpito il fatto che da un lato i responsabili di marketing e di prodotti di queste aziende dicono che l’età in cui i giovani possono fare scelte intelligenti come consumatori, notate, è di 12 anni, ma quando consideriamo l’età ritenuta appropriata per indirizzare una campagna di marketing l’età scende a 7 anni. Allora i bambini di 2 anni a cui ci riferivamo prima hanno un margine di sicurezza non molto lontano; da qui a 5 anni è in prima linea dal punto di vista del marketing giacchè i responsabili del marketing delle imprese e quelli della pubblicità ritengono che sia appropriato considerarli come soggetti a cui indirizzare campagne pubblicitarie.

Torniamo al discorso sull’investimento. Non dimenticate che l’alimentazione per un bambino è investimento nel corpo, in se stesso, nella sua salute. Cosa c’è di più importante di una responsabilità congiunta che coinvolga anche le imprese e che invece già a 7 anni viene a mancare? Queste medesime imprese sono quelle che lavandosi pilatescamente le mani da sette anni in poi ritengono che la caccia sia aperta, la caccia al consumatore o anche prima. Allora cosa è consumo e cosa è investimento? Mangiare merendine tutti i giorni è notoriamente un disastro. Leggevo che recentemente un giornalista ha fatto un servizio ed è andato per un mese di seguito in una catena di Mc Donald’s e dopo 20 giorni il suo medico curante gli ha detto: basta, smetti perché altrimenti i valori si sballano tutti e ci impieghi un anno per tornare a valori normali!
Allora dico questo perché il giornalista in questione aveva un medico che lo eseguiva in questa impresa – come se fosse una regata sportiva – ma questo è ciò che viene “scelto” da molte imprese/famiglie, magari perché c’è il giochino o perché costa poco. E quest’ultimo fattore, ossia la mancanza di capacità di acquisto delle famiglie, è un elemento importante per spiegare i comportamenti di consumo.
Quando di parla di alimentazione per i bambini dei Paesi in via di sviluppo il discorso è chiaro, mentre quando di parla di alimentazione riferendoci ai bambini dei Paesi sviluppati lo è molto meno. Ma i danni non sono forse così drammatici ma sono molto visibili e anche drammatici, basta fare un viaggio negli Stati Uniti per rendersi conto che una parte molto forte di adolescenti è obesa.

L’idea di investimento è legata al futuro in modo intrinseco. Prendiamo sempre la bimba di due anni di cui parlavo prima. Tutto ciò che facciamo rispetto a lei è investimento. Io non ho un ricordo preciso di ciò che è avvenuto nel luglio di due anni fa. Ma per la bimba, come è noto, i primi due anni di vita pesano decenni. Sto dicendo che qualunque cosa facciamo per questa bambina viene assorbito come una spugna, non viene più dimenticato. Gli adulti dimenticano; la funzione di pulizia e dell’oblio è notoriamente utile. Ma per la bambina le cose sono diverse. Nella fase di crescita, di formazione della sua personalità è – grazie al cielo e sfortunatamente nei casi peggiori – una spugna che assorbe tutto dal proprio ambiente. Mentre noi da adulti abbiamo la capacità dell’oblio, nel bambino tutto quello che entra rimane. E il fatto che rimanga durevolmente è esattamente la definizione di investimento, anzi di investimento a lungo temine, secolare. E’ molto più facile che questa bimba nell’anno 2102 si ricordi di un avvenimento verificato quando aveva due anni, di un piccolo cagnolino gli è corso dietro per strada che non un avvenimento di 10 anni prima. Vi chiedo di fare questi esercizi mentali di elasticità perché altrimenti l’idea di futuro svanisce e ne parliamo come se fosse presente.

Il futuro è futuro; è anche presente ma non è solo il presente. E’ un futuro che è insediato in vite presenti ma è altra cosa rispetto ad una prospettiva di breve periodo che è tipica del mondo occidentale e delle nostre democrazie. Le democrazie sono, per fortuna, a scadenza. Ogni cinque anni se non finisce prima, torniamo alle urne. Qui c’è un problema. Le elezioni ci sono ogni 5 anni mentre la bambina ha di fronte a sé una vita lunga. Dobbiamo allora chiederci se le decisioni del politico riguardano la Coca Cola bevuta nel 2102 o la probabilità di essere rieletto nel 2006. E’ chiaro che è una domanda retorica, perché ovviamente la preoccupazione del politico è quella di essere rieletto. Questa è la questione chiave. Perché se io ho come orizzonte temporale le elezioni del 2006 e so che una direttissima Firenze-Vallombrosa mi farà vincere le elezioni, faccio questa direttissima. Anche se sono consapevole del fatto che è molto meglio investire nella bimba di due anni, nella sua alimentazione, nella sua educazione – a partire dagli asili nido e dai giochi gratuiti – come politico so che non vincerò facendo più asili, ma solo adottando altre scelte (es. direttissima Firenze-Vallombrosa). Tutto ciò che sulla base dei sondaggi può corrispondere al politico come una decisione che favorirà il mantenimento del potere o la riconquista del potere; quella è la decisone da prendere. Ma è tipicamente un decisione di breve periodo. Tutti i giornali economici e i manuali economici sono pieni di critiche verso i manager accusati di avere una visione corta dimenticando che la visione corta c’è anche sul piano politico; più ci si avvicina alle lezioni più la vista si accorcia. Questo è un problema in sé purché un numero crescente di questioni sono problemi che hanno un dimensione temporale che va ben al di là. Se faccio mancare scuole materne, asili nido per la giovane generazione di oggi, non posso più tornare indietro. Non posso dire torna tra tre-quattro anni e ti darò la scuola materna perché nel frattempo il bambino è andato alle elementari o alle medie. Il tempo passa per tutti; le cose o vengono fatte nel momento giusto oppure non servono più a niente, o servono molto meno.

La questione centrale diventa allora come riconciliare questa visione sul futuro con le urgenze quotidiane della politica. Come fare in modo che un politico che si presentasse alle elezioni promettendo giochi gratuiti per tutti abbia qualche chance di vincere, ammesso che gli elettori lo volessero premiare? Quali regole servono e in che modo è possibile arrivare ad una situazione del genere?
Vi ricordate la battuta di Orwel “tutti i cittadini sono uguali, però qualcuno è più uguale dell’altro”? Viene da dire tutte le persone sono uguali ma qualcuno è più uguale dell’altro, dove i qualcuno in questione sono gli adulti, il mondo degli adulti. Il principio “un uomo, un voto” è un principio di democrazia e di uguaglianza democratica che nasce e si afferma in un periodo storico in cui il ruolo dello Stato nell’economia e le decisioni dello Stato nell’economia avevano un peso sull’ordine del 10% del PIL. Oggi nelle economie europee parliamo di un intervento diretto – lasciamo stare quello indiretto – che è sull’ordine di quasi la metà del PIL. Per quasi la metà del PIL le decisioni sono di natura politica e quindi le risorse verranno raccolte e redistribuite con criteri di natura politica che rispondono a loro volta all’elettorato e al tipo di interessi che l’eletto ritiene di poter rappresentare e attraverso i quali ritiene di poter mantenere il potere che è categoria democratica a tutti gli effetti, ma che va declinata nei modi più appropriati. Allora non può avvenire che qualche voto sia più uguale dell’altro perché se noi sommiamo i voti dobbiamo trovare dei modi attraverso cui questa somma includa teste che oggi hanno un valore di zero. 1+ 1+0+0 dà 2 mentre 1+1+1+1 dà 4. Ci sarà pure una differenza. Ma dal punto di vista di chi? Dal punto di vista del politico che formula programmi e decisioni in vista di legittimi obiettivi politici. La proposta è che si individuino dei meccanismi affinché tutti questi zero diventino degli uno, consapevoli che non è così immediato.

Una delle grandi battaglie del mondo femminile del primo ‘900 era anche l’affermazione del diritto alle pari opportunità all’ingresso nel mondo delle professioni maschile; cosa molto giusta. Ma non esiste allora una domanda di uguale legittimità da parte dei minorenni?
Quando comincia la vita? Quanto meno al momento dalla nascita, in realtà molto prima. Ci sono fior fior di ricerche in questo campo che dimostrano quanto l’alimentazione della donna incinta influisca sulla qualità della vita del nascituro. E’ un dato di fatto e non è un caso che qualunque donna aspetti un bambino venga riempita di vitamine.
La proposta è che si riconosca a questi minori l’opportunità di essere uguali non a 18 anni, o meglio di poter diventare uguali a 18 anni. Perché in realtà a questa età le cose sono già fatte. Non vorrei sembrarvi troppo radicale, ma le questioni sono già chiuse e la vita è già andata in molti aspetti e le scelte in molti ambiti sono state già fatte. Allora dobbiamo trovare il modo di trasformare questi zero in uno. Il modo è quello di raccogliere il cuore della democrazia: il principio della rappresentanza. Abbiamo in Parlamento persone che rappresentano noi. C’è qualcosa di anomalo in tutto questo? No. Per quale motivo i genitori non possono rappresentare in egual misura con una crocetta i loro figli? Se hanno due figli hanno l’adempimento di due voti. Non si dica che il voto per rappresentanza non esiste perché non è vero. Esiste in Francia da molti anni e in molte forme, Parlamento incluso.

In questa proposta i genitori votano in nome del figlio. E’ un mostro della democrazia? E’ una democrazia che genera proposte mostruose, come è stato detto in relazione alla mia proposta? Credo di no. Anche perché questa scelta, se ci pensate, è ben poca cosa rispetto alla quantità di decisioni quotidiane che i genitori prendono nei confronti dei figli e che sono di ben altro potere e rilevanza. Ma questa ha una sua forza, è un pungolo potente per riequilibrare una situazione. Per considerazioni legate all’idea di rappresentanza, di vicinanza io dico che la madre deve rappresentare i figli. Lo dico anche da padre. La madre è colei che è più vicina ai figli. Questo non implica nulla dal punto di vista degli affetti, ma questa proposta ha il pregio della aderenza al rapporto rappresentante- rappresentato, se questa vuole essere la logica, diventa un meccanismo semplice. La semplicità in democrazia è un valore. Questa a mio parere è una proposta semplice che tenta di rispondere ad un problema dannatamente complesso: il far star bene i nostri giovani, i nostri bimbi, guardando al futuro. Leggevo due giorni fa la proiezione ONU per il 2100 della popolazione mondiale, distinta Paese per Paese. Ebbene la popolazione italiana, immigrati inclusi, nel 2100 è prevista intorno ai 33 milioni. Oggi siamo 58 milioni. In Francia la popolazione sarà di 60 milioni, in Germania di quasi 80. Credo che se disegnassimo delle regole che portassero i politici a considerare più seriamente il futuro, forse riusciremo anche nell’intento di piegare la nave per farla andare nella direzione giusta.

Relazione tenuta al Convegno annuale di Retinopera di Vallombrosa 2004


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