la Fondazione Fano Solidale non è ancora Onlus?

La Fondazione “Fano Solidale”, erede (nel senso che ne è la formale prosecuzione) della Fondazione “Anziani Sereni”, ha difficoltà ad essere riconosciuta Onlus da parte della Agenzia delle Entrate.
Per una maggiore comprensione della questione, può essere utile sapere che l’acronimo ONLUS significa “Organizzazione Non Lucrativa di Utilità Sociale”, ed essere riconosciuti come tale, e quindi iscritti nell’apposito registro regionale ed in quello predisposto dal Ministero delle Finanze, è propedeutico ad ottenere le agevolazioni fiscali. Queste prevedono l’esenzione diretta da diverse imposte e tasse locali e statali, nonché la deducibilità (ai fini della determinazione dell’imposta da pagare da parte di persone fisiche, persone giuridiche ed altri enti) per le erogazioni liberali a favore di Onlus.
Requisiti necessari che la legge pone alle Onlus per avere diritto a queste agevolazioni sono: avere un ordinamento democratico, ossia attribuire il diritto di voto agli associati per l’approvazione del bilancio e la nomina degli organi sociali, e redigere il bilancio in forma “pubblica”. Nel caso della Fondazione “Fano Solidale” è palese a tutti quanti che, essendo la stessa concepita come ente strumentale del Comune di Fano, che ne garantisce la maggior parte delle risorse, non può avere quel carattere di democraticità e trasparenza che si conviene ad una Onlus (anche qualora non fosse obbligata per legge).
Bene Comune aveva fatto queste osservazioni, con precise proposte di modifica statutaria, fin dal dicembre 2004, periodo in cui consideravamo comunque positiva l’idea della fondazione.
Purtroppo non siamo stati ascoltati in quel frangente e oggi i nodi vengono al pettine, come è dimostrato dalla mancata trasparenza sugli atti fin qui realizzati dall’amministrazione, in particolar modo i dati amministrativi e di bilancio del periodo 2005-2007, da uno statuto inadeguato ad ottenere il riconoscimento di Onlus, dalla mancata concertazione sull’uso di questo strumento con le componenti sociali di questa città e dalla mancanza di democrazia e di partecipazione ad una idea che poteva anche essere volta a fini positivi. Viene meno la chiarezza sulla provenienza delle risorse e soprattutto sull’uso e sulle modalità con cui esse vengono distribuite sul territorio.
Noi ci auguriamo che una iniziativa nata male, e proseguita peggio, non provochi ulteriori danni ad un tessuto sociale che presenta bisogni e complessità che potrebbero trovare una soluzione solo con la piena concertazione di tutti i soggetti coinvolti. Invitiamo quindi tutti coloro che hanno a che fare con questa Fondazione a porre correttamente e congiuntamente le questioni sul suo funzionamento.


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