FONDAZIONE TEATRO A UN BIVIO (dal Pungiglione)

La Fondazione Teatro non ha mai avuto vita facile. Nata su forte impulso dell’ex assessore Rossi, è sempre stata oggetto di polemiche. Molte le cause possibili: l’invadenza della politica e dei partiti (che pretendono di porre veti o imporre richieste su scelte o nomi), una certa ambiguità di ruoli e responsabilità interne alla struttura della Fondazione, la difficoltà a sensibilizzare debitamente interventi di privati, le lacune nella definizione dei diversi ruoli societari (fra soci privati con finalità economiche-pubblicitarie e soci istituzionali), le insufficienze dello Statuto, forse anche i personalismi dei vari protagonisti, …. Al punto che qualcuno si è spinto a chiedersi: ma serve davvero una Fondazione per il Teatro? Non sarebbe sufficiente continuare ad impostare le cose come avveniva prima, cioè investendo direttamente l’Assessorato alla Cultura del compito di gestire anche quella specifica attività culturale che è l’attività teatrale? Se si tratta solo di incamerare qualche contributo di privati, non potrebbe farlo benissimo l’Assessorato attraverso semplici forme di sponsorizzazione?
Io amo molto quell’adagio filosofico medievale che rappresenta davvero il contrario della consuetudine politica nostrana e che recita: “gli enti non vanno moltiplicati senza necessità”. Tuttavia, dal di dentro del Consiglio della Fondazione Teatro (di cui faccio parte) e spero veramente -in coscienza- non certo perché ne faccio parte, credo che una Fondazione per il Teatro serva. Provo a spiegare perché molto brevemente. Le istituzioni culturali cittadine hanno bisogno, per vivere e radicarsi, di essere percepite ed essere realmente patrimonio della città in quanto tale e non di questa o quella fazione (maggioritaria o minoritaria) del momento. E la Fondazione rappresenta appunto lo strumento per favorire un coinvolgimento diretto e duraturo di enti istituzionali pubblici o privati (altri Enti Locali oltre il Comune, Fondazioni bancarie, altre Fondazioni). Tutto ciò è essenziale. E lo è non solo e non tanto per ragioni economiche, pur importanti (in tempi di vacche magre per le casse pubbliche comunali). Lo è perché spingerebbe il nostro Teatro (non mi riferisco certo solo a un luogo ma al complesso delle attività teatrali) a crescere come realtà istituzionale stabile, il più possibile autonoma rispetto alle logiche della mera appartenenza politico-amministrativa contingente del momento.
A questo punto si aprono però -è chiaro- tutti i problemi relativi all’identità della Fondazione Teatro e al suo miglior funzionamento. Serve anzitutto una prospettiva di politica culturale chiara e forte. Si vuole davvero riprendere la lirica in Teatro? Con quest’ultima intenzione, si è scelto di caratterizzare la stagione lirica legandola al Carnevale, sia per riprendere le tradizioni cittadine sia per differenziare Fano con originalità rispetto ai vicini teatri lirici di Pesaro, Macerata, Jesi. Ma questa scelta la si può realizzare dignitosamente investendo in cene e balli o non piuttosto in un cartellone lirico davvero adeguato? Si vuole puntare sull’attività culturale-teatrale propriamente detta o anche/soprattutto su manifestazioni di carattere mondano (eventi, feste, cene)? E quale idea di cultura si vuole proporre? Si vuole davvero puntare sul rapporto con le scuole della città? Ad esempio, dal grande teatro di prosa (Sofocle, Euripide, Eschilo, Aristofane, Menandro, Goldoni, Molière, Pirandello, De Filippo, Cechov, Dostoevskij, Manzoni, Testori) si potrebbero sia destare le grandi questioni dell’esperienza umana sia ricavare reali opportunità per le scuole (avvicinando davvero i giovani al teatro). Ma allora occorre tornare decisamente a questo grande teatro, senza indulgere a vane ricercatezze sperimentalistiche. Lo stesso dicasi su un altro possibile versante: quello del musical; in questi mesi sta girando l’Italia una grande spettacolarizzazione dantesca (Commedia), musicata da Frisina, che rappresenta una grande proposta culturale adatta per uno spazio teatrale. Vi sono poi anche ottimi cantautori di successo, che hanno messo in scena spettacolarizzazioni ispirate a Dante (Branduardi, la Nannini). Quante opportunità offrirebbe tutto ciò per il mondo della scuola?
Ed inoltre, non vi è dubbio che lo statuto della Fondazione Teatro deve chiarire meglio ruoli interni (fra direttore artistico, sovrintendente, direttore amministrativo, segretario generale). Ma soprattutto occorre intervenire sullo Statuto per portare la Fondazione a realizzare l’obiettivo cui accennavo sopra e che giustifica l’esistenza stessa della Fondazione. Ad esempio, i criteri di nomina del Consiglio di amministrazione e i criteri di rappresentanza dei soci vanno perfezionati e piegati all’obiettivo: fare della Fondazione Teatro una realtà culturale patrimonio della città, il meno possibile sottoposta ad interessi momentanei ed alle logiche contingenti di schieramento-maggioranza. Ed in tale prospettiva può essere utile dare maggior peso ai soci istituzionali (enti pubblici o fondazioni private), i quali per loro natura meglio garantiscono questa tenuta e questo duraturo radicamento nella realtà cittadina. Anche le ingerenze dei partiti sulla Fondazione (evidenti in certi veti sulle nomine per il Consiglio di Amministrazione ma anche in altri momenti e fatti) ne uscirebbero radicalmente ridimensionate. Quanto alle aziende private di natura commerciale, queste sono importanti per la Fondazione Teatro, ma sono portatrici di legittimi interessi commerciali-pubblicitari che forse potrebbero essere meglio rappresentati attraverso sponsorizzazioni mirate ed efficaci. Insomma, questa è la scommessa: fare della Fondazione Teatro una realtà istituzionale stabile, il più possibile autonoma rispetto sia alle logiche della mera appartenenza politico-amministrativa momentanea sia alle inevitabili contingenze degli interessi commerciali-pubblicitari. Siamo a un bivio: perdere questa scommessa, o non volerla giocare, può essere la fine della Fondazione Teatro.


Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *