Relazione del Presidente Paolo Tamburini

Con questa relazione mi propongo di focalizzare alcuni aspetti utili per la scelta che questa assemblea è chiamata a compiere:

Se Bene Comune nelle prossime elezioni amministrative comunali si debba presentare da sola con un proprio candidato sindaco (ipotesi A);

Oppure debba partecipare a primarie di coalizione, proposta sempre esclusa nei nostri ultimi documenti, che ci è chiesta ufficialmente dal PD, rilanciata da testate giornalistiche, e che da martedì scorso trova l’appoggio di Sinistra Unita e dei Socialisti (ipotesi B).

Nella scelta ovviamente occorre tenere conto del meccanismo elettorale, basato sul maggioritario, che caratterizza la competizione elettorale. Un meccanismo che spinge le forze politiche a raggrupparsi in schieramenti opposti con rispettivi candidati sindaco; la possibilità, ove non si raggiunga la maggioranza assoluta, di andare ad una verifica ulteriore con il ballottaggio.
Quattro anni fa Bene Comune scelse di affrontare la competizione con un proprio candidato Sindaco. Ci spingeva la volontà di dare un’espressione politica ad un’esigenza della società civile che non si sentiva rappresentata dalle forze politiche tradizionali. In quella competizione le liste civiche (La Tua Fano e Bene Comune) conseguirono oltre il 17%. Un chiaro sintomo della difficoltà dei partiti tradizionali ad intercettare le esigenze dei cittadini.
Noi riteniamo che le motivazioni che spinsero allora a candidarci siano valide anche oggi. Anche oggi assistiamo alla difficoltà delle forze politiche tradizionali nel dare risposte adeguate ai problemi esistenti. Sentiamo che oggi la gente rifiuta sempre più soluzioni ideologiche o preconfezionate.
Questo non significa che la verità stia solo da una parte, ad esempio la nostra, che la soluzione ai problemi della politica sia nell’adesione a Bene Comune. Anzi, nel confronto politico di questi anni, abbiamo avuto modo di apprezzare le posizioni altrui, di destra e di sinistra, di riconoscere in quelle contenuti rispettabili, condivisibili, e comunque meritevoli di un confronto dialettico per realizzare il bene della nostra città e delle persone che la abitano.
Ci sentiamo però di evidenziare le insufficienze delle forze politiche con cui ci siamo confrontati sia nel centro destra che nel centro sinistra.

Diamo innanzitutto un giudizio negativo dell’esperienza del governo Aguzzi. Un sindaco, di cui è indubbio che la gente apprezza la capacità comunicativa, la disponibilità al dialogo. Avversandolo sappiamo di essere controcorrente. Un sindaco, che ripropone proprio in questi giorni la sua ricandidatura alla guida della città con innumerevoli manifesti giganti posti in ogni luogo ed angolo. Azione pubblicitaria personale pesante, segnale di una grossa disponibilità finanziaria, che noi come gruppo ad esempio non disponiamo – gravati come si vede dal bilancio 2007 – dagli impegni economici per un’attività politica totalmente autofinanziata, garanzia di vera indipendenza. Un aspetto su cui riflettere.
Di questo Sindaco, che tende spesso a ridurre la politica ad un fatto personale e non collettivo e di partecipazione, che ha costruito un progetto per la città insieme ad uno stratega – De Leo, Direttore Generale del comune di Fano – rifiutiamo l’approccio agli affari, alle costruzioni immobiliari. Abbiamo soprattutto avversato le scelte del piano regolatore, di edificazione eccessiva, a macchia di leopardo, senza un adeguato progetto urbanistico per la città. Un’edificazione volta a riconoscere come metro di giudizio l’utile di singoli cittadini e non quello dell’intera città. (come dimenticare l’affermazione dell’attuale vice-sindaco ed assessore all’urbanistica “abbiamo reso terreni edificabili. Ce l’hanno chiesto. Come potevamo dire di no”). E’ bene però precisare che tante scelte erano presenti anche nell’ex PRG proposto da Carnaroli su cui ugualmente avevamo espresso un giudizio di grave inadeguatezza. Un peggioramento di qualcosa già sbagliato.
Ci troviamo su posizioni diverse anche su altre questioni che, per motivi di spazio, voglio soltanto richiamare: l’operazione immobiliare connessa all’acquisizione della ex-caserma Paolini, la mancanza di trasparenza dell’azione amministrativa che dovrebbe invece essere la cd. casa di vetro, le scelte sulla pista dell’aeroporto, e quella sulla strada che andrà ad attraversare il campo d’aviazione, condizionando od addirittura impedendo al realizzazione di un parco da lasciare alle generazioni future.
Senza appello è poi il giudizio sulle politiche sociali su cui l’attuale giunta non ha investito minimamente. Da una parte la realizzazione di una fondazione, “Anziani sereni”, mai decollata, su cui si voleva incentrare tutta la politica dei servizi. Una fondazione, soppressa senza farne un bilancio politico, senza dare conto alla città della sua chiusura. Dall’altra i servizi sociali in cui è mancata ogni progettualità, la risposta alle esigenze sempre più impellenti della città. Anzi, abbiamo visto negli ultimi tempi, addirittura l’incapacità a gestire il quotidiano, i servizi minimi. La giunta di centro-destra, non è stata neppure in grado di riconfermare il lavoro alle assistenti sociali dopo tre anni di lavoro a tempo determinato. Persone pilastro del servizio, ora senza lavoro; servizi sociali in emergenza per mancanza di personale.
Merita ricordare il rifiuto di un dialogo costruttivo a proposte di Bene Comune. Avevamo recepito alcune indicazioni del “forum delle famiglie” (il promotore del “family day”). Si trattava di un ventaglio di possibilità quale sostegno economico a famiglie numerose. Avevamo proposto un percorso condiviso, programmatico che producesse, in un secondo momento, specifici provvedimenti. E’ prevalsa la logica della maggioranza che rifiuta le proposte di chi è all’opposizione.

Il giudizio sulle attuali forze che sono all’opposizione in questa città.
Mentre a destra, va riconosciuta, la leadership dell’attuale Sindaco che consente di fare una sintesi delle posizione diverse del suo schieramento, nel centro sinistra manca una figura politica di riferimento e da collante per l’opposizione.
Né durante questi quattro anni – dopo l’insuccesso elettorale e nonostante l’insuccesso elettorale – le ex-segreterie di Margherita e dei DS erano riuscite a coordinarsi con i rispettivi consiglieri per una valida, costruttiva, coerente azione di opposizione che prefigurasse anche l’idea di una nuova visione di città.
La nascita del Partito Democratico non è stata in grado di cambiare questo stato di cose. Anzi vediamo le difficoltà di questo partito, che se da una parte è riferimento di circa il 40% della cittadinanza come si è visto nelle ultime elezioni politiche, dall’altra è stato finora in gran parte proiettato a risolvere il travaglio di una costruzione interna, di ridefinizione delle persone che sono chiamate a guidare le sue scelte.
Un partito concentrato sull’azione di rinnovamento interno.
Ne ha però risentito l’idea di città da trasmettere ai cittadini e l’opposizione a questa giunta.
Con questo partito abbiamo avuto divergenze sul PRG, sul progetto di azienda unica ospedaliera, sulla società dei servizi pubblici locali. Divergenze sulla traduzione concreta di scelte generali. Avvertiamo una diversità di modi di agire in campo politico. Sentiamo una distanza che c’è con la loro visione politica cittadina che sempre è chiamata a “tenere conto di influenze e rapporti con le strutture di partito regionali e provinciali”.
A noi interessa invece una politica dove la base, la cittadinanza, le persone tornino a riprendere pienamente in mano il loro destino, le loro scelte.
Tutto è politica e la politica è fare delle scelte, e noi le vogliamo vicine alla gente.
Che la gente faccia le scelte.
Si capisce perché a volte l’opposizione alla giunta Aguzzi è stata rappresentata solo dal nostro consigliere, da Carlo De Marchi.
Una persona libera, che ha voluto dedicare un tempo della sua vita per un’ideale di politica. Una persona che ci ha sempre rappresentato.
A lui va un caloroso, sentito ringraziamento.
Da solo è stato in grado di dare una speranza alla città. Ha incarnato una concezione politica di servizio, appassionata, limpida. Il rammarico è stato che il pur lusinghiero risultato elettorale di Bene Comune (6,2%) ci abbia consegnato un solo consigliere, e non il secondo, per una manciata di voti. Sarebbe potuta essere un’opposizione di potenzialità ben maggiori.
Avvertiamo da una parte i ritardi della politica che giustificano, a nostro avviso, l’ambizione di praticare una nuova verifica elettorale. Dall’altra sentiamo che i meccanismi elettorali ostacolano il nostro progetto. Regole che prevedono solo due schieramenti, favoriscono una politica bipolare, obbligando a scelte, ad aggregazioni, a semplificazioni. Un vincolo che, in tono minore, avvertono anche altre forze politiche.
Da tempo ci è stato offerto di entrare nello schieramento del centro-sinistra. Abbiamo risposto con una volontà di dialogo, sempre riconfermata a costo anche di non essere compresi dalla gente perché i messaggi dei media davano per scontate scelte politiche che in realtà non lo erano.
O che anticipavano scelte da compiere. Come il risultato dell’assemblea odierna.
Il dialogo realizzato con il centro-sinistra non ha dato luogo però a prospettive per noi soddisfacenti.
L’ostacolo principale sono state le primarie.
Le primarie degli USA avvengono in un contesto prettamente bipolare. Un contesto ancora da noi non presente. Le primarie possono essere un’opportunità in quanto momento di selezione dei rappresentanti di uno schieramento o diventare un ostacolo anche alla vittoria di quello stesso schieramento.
Riteniamo che a Fano ci sia questo rischio. Le primarie sono diventate un ostacolo per le modalità seguite, per come sono state portate avanti, da DS e Margherita prima, e dal PD dopo la sua costituzione.
Per tanto tempo vi è stata un’ambiguità tra primarie di partito o primarie di coalizione.
Se sono primarie di partito sono una cosa interna al partito, un modo per selezionare la classe dirigente, un modo per verificare il gradimento su linee politiche interne, su alcuni nominativi anziché altri. Altri partiti non hanno diritto di dire la loro per condizionare la scelta della dirigenza interna. Ci è stato rimproverato questo. Abbiamo rigettato decisamente questa critica inconsistente.

Se sono primarie di coalizione le cose cambiano. Le forze che partecipano alla coalizione, per il peso ed il contributo che portano, devono avere la possibilità di incidere. Ed il PD ha teoricamente circa il 40% dell’elettorato e quindi non è autonomo nel delineare una linea.
Se un partito accetta di far parte di una coalizione e di partecipare alle primarie ne accetta il risultato qualsiasi cosa sia.
E’ basilare quindi che ne accetti programma e candidati.
Occorre quindi partire da un programma condiviso dalle forze politiche che accettano di partecipare alla competizione. Occorre che ci siano regole condivise per la partecipazione. La favoletta diffusa che tutti possono partecipare, basta raccogliere le firme, non è vera. Io non voglio avallarla. C’è stato, e c’è sempre un gradimento, una selezione interna ai partiti che le propongono. Anche adesso che si confrontano tre nominativi e non magari altri.

Come Bene Comune ha inteso le primarie
Abbiamo riflettuto sull’identikit del candidato ideale, sulle caratteristiche che portassero ad individuare persone dalle migliori qualità personali e politiche. Dovendo essere primarie di coalizione abbiamo ritenuto necessarie regole che potessero essere condivise da tutti.
Soprattutto abbiamo chiesto che i nominativi da presentare si caratterizzassero per essere espressione di tutto lo schieramento, della cittadinanza e non espressione/garanzia dei singoli partiti. Che senso ha una competizione tra un candidato di Bene Comune ed uno o più del PD? Diventerebbe la competizione tra i partiti, dall’esito scontato, e non la ricerca del miglior nominativo per la città. Abbiamo chiesto candidati slegati dalle logiche di partito. Non abbiamo preteso un candidato espressione di Bene Comune. Abbiamo chiesto candidati che potessero essere espressione di tutto lo schieramento.

Come si sono svolti i confronti con le forze politiche del centro sinistra e del PD in particolare? La situazione odierna
Oltre un anno fa avevamo avuto segnali di apertura, di riconoscimento del nostro apporto politico, di ricerca di accordo di schieramento.
Abbiamo accettato queste aperture. Ci spingeva la speranza di contribuire ad un diverso modo di fare la politica, incidere sulle scelte, concretizzare quello per cui ci siamo costituiti.
Abbiamo ridefinito alcuni punti programmatici che ci caratterizzano. Tutto ciò per intavolare un confronto e giungere ad un progetto di città condiviso insieme agli altri. Eravamo nell’estate 2007. Li abbiamo offerti per il confronto alle altre forze del centro-sinistra. Il contesto però non consentiva passi avanti: Ds e Margherita si stavano sciogliendo e stava nascendo il PD. Era il 14 ottobre. Si realizzava una fusione tramite i vertici. Mancavano infatti ancora i responsabili locali, i referenti, con cui confrontarsi per eventuali accordi.
Un’accelerazione è avvenuta con l’assemblea dei DS del 16 dicembre. Durante le vacanze natalizie ci hanno prospettato incontri serrati, uno per tematica, da tenersi durante il mese di gennaio in modo da chiudere nel giro di massimo due mesi. Dopo i primi incontri appariva sempre più chiaro che le discussioni non avrebbero potuto incidere anche sulla scelta dei candidati. La discussione reale si sarebbe limitata al programma. La scelta del PD era stata già effettuata: era la scelta di Federico Valentini.
Un candidato di pregio, un avvocato capace, una persona contro cui non ho niente di personale che, anzi, incontro cordialmente. Non però la persona espressione del nuovo, della società civile con cui condurre la battaglia politica; non il nostro candidato verso cui doverosamente impegnarci.
Prima di rinunciare alla mediazione politica, prima di scelte irreversibili, abbiamo cercato di trovare convergenze con associazioni, movimenti, Sinistra Unita e Socialisti. L’idea era quella di cercare alleati per fare prevalere contenuti di rinnovamento.
A queste forze abbiamo proposto un percorso, una mediazione. Molti aspetti programmatici, la visione della città (ambientale, sociale), se non la stessa, era simile. Ci si è confrontati sui contenuti trovando sintonie. In un momento successivo si è passati anche alla discussione sui nomi. Noi abbiamo proposto Carlo De Marchi, chiedendo a Carlo di mettersi ancora a servizio del gruppo.
L’impasse è venuto a metà febbraio da una componente di Sinistra Unità che poneva ostacoli sul nome di Carlo.
In quel periodo gli incontri si sono interrotti con tutte le forze politiche: con il PD per le scelte fatte sui candidati, con Sinistra Unita per le citate difficoltà. Così è andato avanti per mesi. Vi ha influito anche il contesto politico nazionale. La crisi di governo e le elezioni politiche hanno infatti fatto il resto. Il risultato elettorale (vittoria di Berlusconi, affermazione identitaria del PD, insuccesso di Sinistra Arcobaleno) ha impattato sulla situazione locale, determinando su alcune forze dello scoramento e, su tutti, divisione.
In tale contesto, vedendo la difficoltà di trovare un incontro con l’intero centro-sinistra Bene Comune ha cominciato a riflettere più seriamente (l’assemblea dei soci dell’1.3.2008 a S. Maria Nuova) alla possibilità di partecipare in autonomia alle prossime elezioni amministrative. Nel documento finale avevamo dato inequivocabili segnali di disponibilità. Avevamo chiesto al centro-sinistra riscontri perché il nome di Carlo non era più un “must”. Carlo aveva spontaneamente dichiarato la sua disponibilità a fare un passo indietro. Bene Comune aveva dichiarato la sua disponibilità a convergenze su altri nominativi, ovviamente espressione della società civile e non espressione di partito.
Gli sporadici incontri successivi sono risultati sempre infruttuosi proprio perché nessuna novità emergeva né da parte del PD né da parte di Sinistra Unita e Socialisti. Mesi infruttuosi per l’assenza di novità che potessero cambiare le prospettive politiche cittadine. Assenza di decisioni nuove e/o impegnative.
Decisioni che da parte di Sinistra Unita sono venute recentemente lo scorso 22 maggio. In quella sessione si sono confrontate due linee: ha prevalso la mozione A (Mascarin-Adanti) con il 65% dei consensi contro quella sostenuta da Altomeni che puntava a creare un polo di sinistra incentrato su un’intesa con Bene Comune.
Successivamente le due formazioni hanno avuto incontri con il PD proponendo alcuni punti da inserire nel manifesto Programmatico. La scelta di schierarsi con il PD. Scelta di schieramento, senza peraltro accettare di partecipare alle primarie offrendo un proprio candidato. Anzi questi due partiti hanno dichiarato al PD di accettare una eventuale candidatura di De Marchi quale candidato Sindaco. La notizia è apparsa sulla stampa locale.
In effetti questa disponibilità è stata avanzata dalle due forze politiche direttamente a Bene Comune in un incontro tenutosi lo scorso martedì (27 maggio).
Una disponibilità che Bene Comune apprezza. Ringrazio per questa disponibilità.
Mi corre però l’obbligo di fare una valutazione su questa decisione che mi appare avanzata per l’assenza di migliori alternative. Una scelta di forte convinzione e convergenza avrebbe richiesto un approccio diverso. Non è da dimenticare infatti la mancanza di reale dialogo di questi ultimi tre mesi.
Consapevole del contesto elettorale bipolare, sento che la scelta che siamo chiamati ad assumere avrà impatto prima sulle primarie già indette (è stato deciso lo slittamento della data, dal 15 al 22 giugno) e poi sulla prossima competizione amministrativa.
Riepilogo le due opzioni che avevo delineato all’inizio di questa relazione:

  • da una parte la soluzione identitaria, senza apparentamenti, con Carlo De Marchi candidato Sindaco (soluzione A);
  • dall’altra la convergenza a primarie di coalizione (soluzione B), nelle concrete modalità che ci vengono oggi offerte, con un programma al quale abbiamo partecipato solo in parte, e in competizione con candidati di partito del PD. Primarie diverse da quelle che avremmo voluto, come ho cercato di illustrare. La candidatura di Carlo – a patto che Carlo confermi una sua disponibilità a candidarsi dal momento che non ha ricevuto alcuna richiesta formale in tal senso – avverrebbe su richiesta di Bene Comune.

La mia scelta è per la soluzione A.
La decisione è ovviamente affidata all’assemblea, non è scontata, nè precostituita.
Auspico un dibattito partecipato, chiedo che ognuno dichiari l’opzione scelta e la sua motivazione.
Grazie per il vostro contributo

Il Presidente di Bene Comune

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Commenti

5 risposte a “Relazione del Presidente Paolo Tamburini”

  1. Avatar gabriele
    gabriele

    La scelta è quella giusta.
    In un contesto come quello attuale, ossia con un PD con quel gruppo dirigente (soprattutto a livello provinciale), e con Sinistra Unita con quel gruppo dirigente, non era possibile fare altrimenti. Questi partiti non hannno imparato niente dalle sconfitte del 2004 a Fano e dalla sconfitta delle elezioni politiche di due mesi fa (per non parlare di Roma). Cercare di arrivare “al potere” con loro per proporre un altro modello non è sufficiente. Quando ci si arriva così, con questi compromessi, si finisce che sarebbero stati loro a cambiare noi di Bene Comune e non viceversa. Occorre prima cambiare le abitudini, occorre cambiare il modo di agire politico, occorre cambiare classe dirigente, occorre insomma fare prima una rivoluzione culturale. Solo così si potrà arrivare, in un secondo tempo, a propore ed a realizzare un altro modello politico.

  2. Scrivi qui il tuo commento

    nessun problema deve essere il fatto che la vostra organizzazione politica abbia deciso di non partecipare alla primaria di colalizione, per il semplice fatto che tale decisione è scaturita da un confronto democratico con tutti voi,e per il taglio della relazione del vostro presidente; mi aggiungo al vostro riconoscimento per l’impegno che de marchi ha marcato in questi anni, e per quanto mi riguarda personalmente ci metto ikl carico pesante di momenti di vicinanza nei riguardi dell’associazine Libera.mente, che indegnamente rappresento;
    due sono le cose che spero di trovare nel vostro agire politco, sempre: la politica sociale (i servizi mi interessano fino a un certo punt, essendo essi in coda allle scelte politiche), e il governo del territorio che nella nostra città diventa esigenza di qualità della vita e di responsabilità verso gli altri e verso le nuove generazioni;
    un pò di attenzione, seppur critica, vi invito ad avere nei confronti dello sforzo politico, tutto ancora da concludere, che il PD sta tentando di fare anche in questa città, sicuro come sono di incontrarvi sempre nelle cose importanti;
    bye a tutti voi e un augurio a tutti noi di essere coerenti nel tentare di ridisegnare la nostra città;
    prosit, ad maiora!
    vito inserra

  3. Avatar Elisabetta Riceci
    Elisabetta Riceci

    Penso che se si può dialogare con Michele Altomeni e quelli che lo sostengono non dobbiamo perdere l’occasione. Il lavoro non servirà per queste amministrative, ma per tessere una futura, ma concreta speranza politica diversa su Fano.

  4. Avatar Ubaldo Gaggioli
    Ubaldo Gaggioli

    penso che la scelta di Bene Comune sia stata una scelta coraggiosa, coerente con i propri principi. Un’alternativa concreta per l’elettorato che non si identifica nell’attuale amministrazione ne nell’ormai ministra riscaldata riproposta in tutte le salse del centrosinistra. Adesso, con lo spirito di dedizione all’altro, con lo spirito di sacrificio che ben conosciamo bisogna impegnarsi nel diffondere questa “buona notizia”, ascoltare le persone e spiegare loro le ns. scelte in modo da metterle in condizione di dare un voto ragionato al di fuori dalle solite scelte di “appartenenza”.

  5. Ho votato l’ipotesi A perché se vi fossero le condizioni per la seconda allora tanto varrebbe la pena scogliere Bene Comune e dare il contributo dal di dentro del PD, che continuo a sperare possa crescere in numero, ma soprattutto in qualità. Ma non sembra proprio che Fano sia stata contagiata da alcun tipo di rinnovamento. E quindi oggi solo Carlo De Marchi può essere l’alternativa credibile ad Aguzzi, al suo PRG, alla pista di cemento, ecc… come ha dimostrato in questi anni di consigliere comunale.

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