Eluana una di noi

Quanto è eccezionale la vicenda di Eluana? Per rispondere alla domanda è necessario spostarsi di qualche metro entrando in un qualsiasi ospedale.
Non sono i libri , non c’è cultura umana sufficiente per poter comprendere meglio se non vedendo.
“Le membra più deboli sono le più necessarie”, dice la parola di Dio e, con ossessione lo ripeteva Don Oreste Benzi.
“Date la mano a un povero almeno una volta la settimana”! Questo era per lui il modo per comprendere. Forse la chiave di tutto è proprio lì.
Quante catechesi di Don Oreste entravano e uscivano dal guscio impermeabile della mia conoscenza “razionale” senza la comprensione perché non avvertivo l’importanza del linguaggio non verbale del contatto fisico con la sofferenza.
Una mano tesa, una carezza, diventa un gesto medico di straordinaria importanza perché non pretende di dare cio’ che non è possibile( così come pretende una certa filosofia scientista) ma ne cerca il senso entrando in contatto con essa.
Ogni giorno, entrando nei nostri reparti, si resta allibiti per lo squallore e il senso di disagio che deriva dal” vedere” il grande impegno di tutto l’apparato ospedaliero così fiero di tecnologie che si infrange con l’apparente non senso di vite sospese in un limbo di vita “qualitativamente” non desiderabile .
“Qui non c’è più niente da fare”, un ritornello che sgorga spontaneo di fronte a “tronconi vegetanti” di Leopardiana memoria
Desolazione ! A che serve studiare tanto di fronte alla sconfitta certa?
Ognuno di noi deve poter riflettere vedendo e, così come ci ha detto il Don toccando.
Questo gesto permette di comprendere la vita, di sentirla e quindi di non smettere nella ricerca di senso.
Chi è vivo è sempre caldo e il calore viene trasmesso; è proprio quel calore che ti rende presente e ti testimonia una eguaglianza di diritti che pretende di non cedere al tentativo di fare eccezioni che non saremo mai in grado di poter gestire.
Oggi i nostri reparti sono pieni di Eluana che,pertanto è il simbolo di una vita che ha un senso e che non puo’ appartenere a nessuno, nemmeno ai genitori, né tantomeno alle bizzarrie giudiziarie che tendono ad aprire varchi pericolosissimi e che incideranno sulla vita di tutti noi .
Eluana è una nostra familiare;non ha nulla di diverso dai tanti malati che girano nelle nostre corsie non possiamo rimanere inermi di fronte all’aggressione nei suoi confronti; non puo’ morire così.
Il male vero non è solo quello che viene fatto ogni giorno e che ci rende facili giudici ma lo è molto di più la pretesa di renderlo “diritto”.
Annah Arendt scriveva che dal campo di sterminio nazista usciva non un male particolare o eccezionale ma un “male banale” coperto da tanti silenzi; se vogliamo veramente uscire da Aushwitz dobbiamo comprendere il limite vero della nostra libertà che è, paradossalmente “apertura al mistero” e non rinuncia al senso non immediatamente comprensibile quale è il volto “apparentemente perso nel vuoto” di Eluana.
Incistare l’esperienza dei lager senza ricondurli alla nostra storia è una illusione grave ; finiremo per sentirci sempre “fuori” dall’esperienza del male che attribuiamo al vicino di casa.
Oggi, conta assai il nostro silenzio le coperture ideologiche, talvolta addirittura solo di “appartenenza a uno schieramento o a un partito”.
Leggendo i giornali, oggi provo una grande tristezza e un grande disagio nel constatare l’arroganza e la mancanza di lucidità di tanti “laici cattolici illuminati” e ahimè anche “consacrati” che non avvertono la gravità di ciò che sta accadendo.
Stiamo costruendo una società che nel prossimo futuro non avrà “testimoni capaci di raccontare le sofferenze loro inflitte”; sono già miliardi i bambini uccisi nel seno materno che non potranno mai essere ascoltati e una nuova schiera di “malati giudicati non necessari” al delirio di una scienza che si autoincensa senza rendersi neppure conto dei propri limiti.
Siamo, ora, in questo preciso momento testimoni oculari di una morte violenta annunciata nei confronti della quale è davvero ridicolo pensare di dover rinunciare al “giudizio” per l’umano rispetto ad una situazione complessa.
E’ la resa della ragione e l’insipienza di una fede fuori dalla storia e dalla vita.
Se il rischio è apparire arroganti è bene correrlo senza timore; non difendiamo se non chi, è certo non avrà mai modo di difendersi.


Commenti

Una risposta a “Eluana una di noi”

  1. …che invidia che ho dei paesi protestanti come la Svezia o l’Olanda!
    La vita di Eluana appartiene ad Eluana, come quella di Coscioni apparteneva a Coscioni e quella di Welby apparteneva a Welby. Donne e uomini che avevano e hanno il DIRITTO, come ognuno di noi, di scegliere cosa fare della propria vita e della propria morte.
    No, Eluana non è una di voi.

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