Emergenza educativa o emergenza della politica?

E’ passata troppo velocemente nel dimenticatoio la seduta monografica del consiglio comunale sull’emergenza educativa, tenutasi lo scorso 16 aprile, e che aspettavamo da sei mesi. In effetti è stato uno spettacolo da dimenticare, al quale molti consiglieri, a parte qualche lodevole eccezione, hanno dato un preoccupante contributo: tanti scolaretti alla fine dell’anno scolastico, disattenti, indisciplinati con la testa già alle prossime elezioni e pieni di impegni indifferibili o, come si dice, precedentemente già assunti.
Più che di emergenza educativa dobbiamo parlare di emergenza della politica. Il consiglio comunale era stato chiamato ad un atto di responsabilità importante, non solo dal nostro consigliere De Marchi ma anche da molte associazioni che in una lettera aperta lo avevano invitato a mantenere alta l’attenzione sul tema educativo. Ed ha fallito. Non solo non è stato redatto nessun documento di indirizzo sul “futuro delle politiche dei giovani ed adolescenti della nostra città” (vd. Proposta di De Marchi), ma non si è neppure tentato di affrontare il tema in chiave progettuale, rimanendo invischiati nei soliti interventi autocelebrativi o di scontata opposizione. Ci saremmo aspettati più fermento, soprattutto dopo questi cinque anni di non-politiche giovanili e adolescenziali.
E soprattutto dopo l’ennesima perla dell’assessore alle politiche giovanili: l’abbandono del consiglio che più doveva riguardarlo. Non dopo un inutile sermoncino. Scena più rappresentativa del suo mandato non era pensabile immaginarla! Tra l’altro il copione del suo intervento è rimasto il solito: il consueto panegirico musicale, le solite bugie sull’Informagiovani che continua a definire inefficiente senza portare un solo dato a suffragio della sua dichiarazione, l’improvvisa sensibilità all’intercultura e agli stranieri fino ad oggi ignorati come se non ci fossero, ma grazie alla sua lungimiranza accolti e coccolati da una agenzia, nuova, autoreferenziale e soprattutto da inaugurare in piena campagna elettorale.
Dopo aver portato dirigenti e funzionari a illustrare la lista delle deludenti cose fatte, quello che si è capito è che questo consiglio comunale monografico è servito a ben poco anzi a niente.
Le mozioni sono state respinte dalla maggioranza, poi tutti a casa perché gli impegni elettorali premono e la formazione delle nuove generazioni non è un tema che dà facile consenso. Non ci sono a Fano purtroppo molti “Fratelli Grandi” disposti a curarsi dei tanti ragazzi in difficoltà che vivono nella nostra città: con questo modo di fare politica, davvero l’unica speranza per i giovani è il Grande Fratello.

I giovani di Bene Comune


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