Svecchiare le politiche giovanili per lo sviluppo di tutto il territorio

E’ ormai consolidato in Europa, ed inizia ad esserlo -ma ancora solo sulla carta- anche in Italia: pensare le politiche giovanili come “ricreativo/riparatorie” è troppo riduttivo e porta ad un prolungamento dell’adolescenza che spesso è un costo insostenibile e un danno per la persona e per il territorio. In questa prospettiva anche il Piano Nazionale Giovani avviato nel 2007 ha identificato come obiettivi “l’accesso alla casa al lavoro, all’impresa, al credito ed alla cultura …e mira a riaffermare in particolare la centralità dei giovani nelle politiche di crescita del Paese”.

Questo significa che le politiche per i giovani finalmente iniziano ad interessarsi di economia, lavoro, energia, ambiente urbano e naturale, ricambio nelle responsabilità civiche. Smettiamola di pensare che questi temi non siano “giovanili”! Pensare le politiche giovanili in ottica di sviluppo economico, lavoro, politica fiscale e politica urbanistica non significa trascurare le politiche dell’educazione, dell’aggregazione, del tempo libero; ma inserirle nella prospettiva dell’investimento sociale, non più per settori o compartimenti o specializzazioni, ma in modo interdisciplinare. I giovani oggi sono cittadini in “condizione di passaggio dall’adolescenza all’età adulta”, e vanno accompagnati e sostenuti nei passaggi chiave di questa transizione: l’uscita dal circuito scolastico, l’inserimento non eccessivamente problematico in un’occupazione lavorativa, la disponibilità di un’abitazione autonoma, la stabilizzazione della vita affettiva, una scelta consapevole in tema di procreazione, la partecipazione sociale e politica, il coinvolgimento nella vita culturale della città.

Le regioni possono rivestire un ruolo centrale in questa fase di passaggio “dalle politiche dello svago e del disagio alle Politiche di transizione verso l’età adulta”, intervenendo in un processo che ha molte dimensioni, dal rapporto col mercato e con le merci a quello tra generazioni, dalla regolazione dei percorsi educativi alla facilitazione dei processi di socializzazione e di costruzione della identità personale. La regione, attraverso l’Accordo di Programma Quadro e l’acquisizione di altri metodi e strumenti in sperimentazione come i Piani Locali Giovani, può farsi promotrice di un’ottica innovativa e trasversale, che vede le politiche giovanili come interfaccia di diverse misure finalizzate all’investimento sociale, orientate allo sviluppo del territorio nel suo complesso.

Solo attivando una reale partecipazione delle giovani generazioni alle responsabilità e alle sfide che si presentano si potrà rendere il nostro territorio più equo e più recettivo delle necessità che sorgono nella società civile. –


Commenti

Una risposta a “Svecchiare le politiche giovanili per lo sviluppo di tutto il territorio”

  1. Le politiche giovanili ben vengano ma il problema sono i posti di lavoro che non si trovano soprattutto per colpa della politica attuale che non fa andare in pensione le donne che come me hanno raggiunto quasi 60 anni e che con 30 anni di anzianità sono costretta a stare fino a ….. 67 anni !!!! Siamo in un binario morto. Noi a lavorare da anziane stufe e decrepite senza stimoli e i giovani a spasso !!!