Protocollo sulla salute mentale i volontari fuori della porta e penalizzati i cittadini dell’entroterra.

A maggioranza il consiglio comunale ha approvato il protocollo sulla salute mentale tra comune e asur zona 3 , non sono state sufficienti le reiterate richieste delle associazioni di volontariato e delle organizzazioni sindacali provinciali né l’interrogazione ampiamente documentata e argomentata presentata da tutti i consiglieri di minoranza è riuscita a far ragionare il consiglio comunale.
Con l’approvazione di questa delibera si è creato un grave precedente in contrasto con le normative nazionali e regionali che pongono i principi della partecipazione e della sussidiarietà al centro delle politiche pubbliche del welfare.
Si sono volute lasciare le associazioni del volontariato e tutto il terzo settore fuori dalla porta e si è dato mandato ai dirigenti di predisporre un importante atto che riguarda l’integrazione socio-sanitaria che “se la sono cantata e suonata” da soli. Nulla è valso nemmeno sostenere che l’Ambito Sociale e i tavoli dove si discute il Piano di zona indicati dalla Regione come il luogo deputato a costruire protocolli sull’integrazione socio-sanitaria non è stato coinvolto. L’Assessore Del Vecchio ha cercato di minimizzare affermando che in regione si stanno prendendo decisioni che di fatto penalizzeranno gli ambiti. E’ vero che è in atto da parte della Giunta Regionale una valutazione di ridefinire l’organizzazione degli ambiti ma, questo non giustifica il comportamento suo riguardo la delibera soprattutto nella veste di presidente del comitato dei sindaci perché dovrà spiegare ai suoi colleghi per quale motivo un cittadino di Pergola non deve avere gli stessi diritti per l’accesso ai servizi socio-sanitari rispetto a quello di Fano ma soprattutto perché sulla salute mentale in questi anni si è proceduto con protocolli che andavano sempre a vantaggio di tutti i comuni.
Il volontariato va bene quando fa la “la crocerossina” mentre lo si lascia fuori invece di valorizzarlo nella progettazione in pieno contrasto con quanto previsto dalla norma di legge (art.1-L.328).
L’unica “ riserva indiana”  che ci viene concessa dal comune di Fano è ormai lo “sfogatoio” dei tavoli dell’Ambito Sociale a cui vengono però riservate decisioni di “secondo e terzo livello” perché conta chi ha il potere della gestione delle risorse quindi i Servizi Sociali del Comune più grande e la zona sanitaria  che di fatto decidono sulla testa di tutti.
Certamente se questo il ruolo che viene affidato all’Ambito il Presidente Del Vecchio porta acqua a quella parte di politici regionali che li vogliono ridurre o sopprimere.
Le nostre organizzazioni di volontariato e del terzo settore difenderanno con le unghie e con i denti i diritti garantiti dalla legge 328/00 della partecipazione, della co-progettazione e della concertazione.
Non demanderemo a nessuno il nostro ruolo di tutela dei diritti, la nostra protesta continuerà con una richiesta formale alla Regione Marche chiedendo che intervenga per far valere il rispetto delle normative vigenti e indicate nel Piano sociale e in quello sanitario. Non escludiamo infine altre forme di protesta e ci auguriamo che voci serie presenti nell’attuale maggioranza si facciano sentire.

RETE SOCIALE
“Banca del Gratuito,  Acli provinciali, Libera.mente, Cooperativa i Talenti, Mondo a quadretti, Casa Accessibile, Punto Famiglia, Associazione Volontari nella Solidarietà, Auser, Sala della Pace, Cerchioaperto, Millevoci, Forum Provinciale del Terzo Settore”.


Commenti

Una risposta a “Protocollo sulla salute mentale i volontari fuori della porta e penalizzati i cittadini dell’entroterra.”

  1. Avatar Luciano
    Luciano

    Grazie Luciano, la ‘tua voce’ è quella di tutti noi, volontari da tantissimi anni in tutti i settori del disagio, indignati dal comportamento dell’assessore ai Servizi Sociali che si permette di disprezzare quasi tutto quello che le nostre associazioni in questi anni hanno fatto, e che fra l’altro, molto spesso sarebbe stato compito della Pubblica Amministrazione portare avanti. Siamo stati tutti noi che già prima della 328 avevamo iniziato ad impostare tutto un lavoro di ‘tavoli partecipativi’ ben consapevoli che da soli non saremmo in grado di far nulla. Ma la stessa PA, vista la manovra finanziaria, ha o no bisogno del volontariato? Del Vecchio spero che prima o poi se ne renderà conto. Con tanta fatica di persone che già lavorano e dedicano il resto del loro tempo al sociale, con la difficoltà nel reperire fondi atti a promuovere tante attività in questi anni sgravando così l’ente pubblico, con l’impegno nell’individuare i bisogni e dare risposte opportune, è mai possibile che non siamo degni di valutare e promuovere le politiche sociali nel nostro territorio in concertazione con la nostra amministrazione? Mi verrebbe voglia di promuovere uno ‘sciopero’ da parte delle associazioni, ma purtroppo chi ci rimetterebbe sarebbero solo i più bisognosi, visto che all’assessore non gliene importa nulla.