OdG: senso delle politiche sociali a Fano – nota

DOCUMENTO POLITICO
DI ACCOMPAGNAMENTO ALL’ODG DI BENE COMUNE SUGLI AMBITI SOCIALI E SUL SENSO DELLE POLITICHE SOCIALI A FANO

L’odg presentato dall’assessore Uguccioni richiede una precisa presa di posizione contraria sia per motivi inerenti i contenuti specifici dello stesso, sia per motivi di carattere più generale legati al diverso modo di intendere il senso delle politiche sociali così come espresso da B.C. già dal suo programma elettorale. Una presa di posizione che lanci comunque un percorso alternativo su cui chiamare a raccolta le forze politiche e sociali della nostra città.
Non condividiamo i contenuti specifici del documento:
1. Una legge regionale di recepimento della 328/00 non è più possibile perché il titolo V della Costituzione affida alla Regione la competenze “esclusive” in materia sociale per cui la stessa idea di “legge quadro” non dovrebbe più esistere nel panorama normativo nazionale italiano. La Regione marche ha ritenuto però di continuare a fare riferimento a quella legge la quale, in assenza di leggi regionali, continua ad essere vincolante. La Regione in questo senso non ha ritenuto di emanare una propria legge di riordino, ma rifacendosi alla norma nazionale, ha seguito la strada della sperimentazione territoriale e dell’applicazione di norme comunque esistenti rinviando una stabilizzazione normativa regionale solo al termine della sperimentazione cioè, come ha più volte detto, entro la fine del 2006.
2. Questo quindi non toglie nulla alla possibilità dei singoli Comuni di procedere ad un rafforzamento istituzionale del proprio ambito di riferimento dato che si tratta di una competenza esclusiva degli enti locali su cui la Regione entra solo per garantire un minimo di “armonia” tra le varie iniziative in corso su tutti gli ambiti territoriali;
3. la proposta di Convenzione intercomuale è stata indicata nelle “linee guida” regionali, in fase di approvazione, non come modalità esclusiva che i Comuni sono chiamati ad utilizzare per rafforzare giuridicamente gli ambiti anche perché non spetta alla Regione imporre strumenti giuridici di questo tipo, ma come proposta di approfondimento giuridico di una delle possibilità già previste dal Testo unico sugli enti locali scarsamente presa in considerazione rispetto all’azienda e al Consorzio. Si tratta di una indicazione quindi che rappresenta il “minimo” di omogeneità da garantire da parte di tutti nel rispetto della indicazione fondamentale che è quella di integrare le gestioni, integrare le funzioni e gli uffici, utilizzare al meglio il coordinatore di ambito, dare ruolo politico al Comitato dei Sindaci. Detto questo ogni ambito può già muoversi da subito per rafforzare la propria organizzazione senza attendere altro dalla Regione. La soluzione organizzativa leggera proposta è funzionale a non creare nuovi “carrozzoni” (critica più volte fatta agli ambiti), ma di utilizzare al meglio le strutture esistenti. Però se qualcuno vuol mettere in piedi aziende può farlo purchè trovi accordo tra tutti i comuni (cosa questa che mi pare l’attuale assessore non riesca in alcun modo a fare).
4. Gli altri problemi evidenziati dal documento ci appaiono pretesti per non far muovere nulla caricando di responsabilità altri e le loro scelte in un contesto invece dove non si toglie nulla alla autonoma azione dell’ente locale:
a. le sperimentazioni, affinchè non si creino confusioni devono semplicemente essere seguite e monitorate dalla Regione la quale dovrà, sulla base di queste sperimentazioni, attivare canali legislativi di stabilizzazione fermo restando che si tratta di un sistema che non può che essere flessibile per cui la legge sarà necessaria, ma non risolutiva per tutto quanto rimarrà a carico della volontà politica locale;
b. la decisione di far confluire nel bilancio del comune capofila i movimenti finanziari dell’ambito è una questione di carattere tecnico che esige un approfondimento dal parte degli stessi tecnici dei comuni dell’ambito che potrebbero muoversi anche verso altre prospettive organizzative (non ci pare però che si stia muovendo nulla in tal senso nel nostro ambito sociale) cosa che vale anche per la questione del trasferimento del personale
5. Per quanto riguarda le questioni finanziarie la posizione di BC quella di considerare le spese sociali come spese di investimento da fare nella logica dello sviluppo per cui tagliare il sociale significa rallentare lo sviluppo e sostenere le disuguaglianze tra cittadini ricchi di serie A e cittadini poveri di serie B.
a. La prima accusa quindi va fatta al governo nazionale che ha tagliato, nel corso dell’anno, il 50% dei fondo unico nazionale sociale del 2005 riducendolo dai 26 milioni del 2004 ai 13 milioni di quest’anno.
b. Alla regioni e va chiesto ugualmente di non operare tagli al sociale nel bilancio 2006 e su questo va avviata una seria azione di controllo così come va chiesto alla Regione di armonizzare meglio la gestione del il fondo unico regionale con i fondi delle politiche di settore legate a leggi regionali che hanno tempistiche diverse.
6. Sulle altre questioni poste ci sentiamo di ribadire che:
a. La Regione già può distribuire risorse alle forme associative esistenti a condizione però che tali forme ci siano e che comunichino alla Regione questa volontà (vedi quanto fatto dalla Unione comuni Spinetoli/Offida). Il problema caso mai può essere l’individuazione da parte della Regione di incentivi a chi avvia forme di gestione integrata. Ma con questa riduzione di fondi nazionali il margine è minimo, è però vero che si potrebbe fare di più.
b. Un ulteriore problema su cui ci sentiamo di prendere posizione è che eventuali modifiche al numero e alla composizione degli ambiti vada discussa insieme ai comuni e non vengano prese in tal senso decisioni centralistiche;
7. Per quanto riguarda infine i contenuti del Piano di ambito sociale avanziamo nuovamente la nostra richiesta di portare in Consiglio comunale la discussione:
a. Sugli obiettivi riportati dallo stesso;
b. Sui percorsi di partecipazione seguiti;
c. Sui rapporto con la programmazione socio-sanitaria attuata dai distretti sanitari di riferimento
d. Sul coinvolgimento dei soggetti del terzo settore
e. Sulle modalità utilizzate per l’affidamento dei servizi ai soggetti del terzo settore in generale e della cooperazione sociale in particolare;
f. Sui contenuti del piano attuativi annuale 2006.

Non condividiamo l’idea di sviluppo locale che emerge dal documento né il ruolo che viene affidato all’ente locale
Il documento presentato dall’assessore Uguccioni ci sembra quindi assolutamente inconsistente nelle motivazioni che riporta e riflette l’attività di questa Giunta di centro destra che sulle questioni sociali manifesta una sensibilità degna nella migliore tradizione ottocentesca di“beneficenza e assistenza” che nulla ha a che fare con logiche di sviluppo moderno che pensano il welfare in termini partecipativi e comunitari.
Per questo motivo BC:
­ Ribadisce che la costituzione degli ambiti territoriali è funzionale al principio della buona amministrazione perché favorisce l’integrazione di servizi esistenti, impedisce doppioni inutili, favorisce il controllo dei servizi attivati, permette di verificarne l’efficacia, favorisce un sistema flessibile e adeguato alla complessità e variabilità dei bisogni dei cittadini, contrasta logiche clientelari perché coinvolge una classe dirigente più ampia, utilizza lo strumento della programmazione contro la logica dell’emergenza che non risolve da sola nulla e che costa molto;
­ rileva che la capacità di costruire un sistema integrato è una funzione deputata al livello politico che deve mettere in moto meccanismi di concertazione capaci di trovare le motivazioni adatte alla gestione integrata dei servizi tra più comuni e anche tra più ambiti. Se la cosa non funziona vuol dire che il livello politico non è capace o non ha interessi alla concertazione e quindi preferisce logiche di spreco del denaro pubblico che, nell’attuale situazione, comporta., come sta avvenendo per il Comune di Fano, tagli finanziari nefasti per lo sviluppo della qualità della vita della nostra città;
­ rileva altresì che nel territorio dell’ambito tutti gli altri comuni si stanno muovendo in questa logica costituendo due unioni dei comuni che, assieme alla comunità Montana, costituiscono tre aggregati importanti per la gestione integrata di alcuni servizi e, in prospettiva, delle stesse funzioni sociali da parte degli uffici deputati;
­ condanna le ipotesi di taglio ai fondi paventate per il bilancio 2006 sul fronte dei servizi che costituiscono un passo indietro pericoloso specie se a fronte degli stessi non esistono alternative efficaci a garantire la stessa capacità di promuovere forme aggregate di convivenza civile specie nelle zone periferiche della città;
­ Condanna quindi risolutamente la proposta di uscire dall’ambito la quale, affiancata alle ipotesi di taglio ai fondi porterebbe a forme di imbarbarimento sociale nel giro di pochi anni in una realtà come la nostra caratterizzata fino ad ora da grande equilibrio e tenuta del tessuto sociale;
­ Ribadisce che:
o la cornice normativa nazionale e regionale esistente permette da subito la sviluppo di forme integrate di gestione dei servizi e delle funzioni sociali;
o non esistono quindi impedimenti a cui attaccarsi per procedere in tal senso e che ogni tentennamento è da imputarsi a specifiche responsabilità politiche locali che l’amministrazione locale fanese deve assumersi direttamente senza imputarle ad altri;
o occorre quindi procedere in tal senso da subito coinvolgendo il Consiglio comunale nella individuazione di una soluzione possibile entro l’anno 2006 a partire dal recupero della Presidenza dell’ambito alle condizioni però sopra illustrate che richiedono un investimento politico serio in tal senso da parte di tutta l’amministrazione fanese;
­ e chiede, come riportato esplicitamente nell’odg di BC, che
­ venga chiamato il Presidente dell’ambito territoriale ad illustrare in Consiglio comunale gli obiettivi riportati sul piano di Ambito Sociale per il prossimo triennio in modo da verificare le indicazioni ivi riportate e i percorsi indicati per promuovere tutte le forme possibili di gestione integrata dei servizi e di sviluppo degli stessi anche in termini di sostenibilità economica;
­ vengano illustrati altresì gli impegni assunti dal Comune di Fano per realizzare gli obiettivi riportati sul Piano a cominciare da quelli finanziari che si intende mettere a disposizione nel bilancio di previsione 2006;
­ venga istituito un gruppo di lavoro tecnico e politico per individuare, entro il 2006, la forma giuridica migliore per il territorio dell’ambito di Fano per arrivare alla gestione integrata degli interventi e delle funzioni sociali (Consorzio o Istituzione o l’azienda consortile o lo strumento della convenzione intercomunale con istituzione di Ufficio comune così come previsto dalla normativa sugli enti locali la quale affida unicamente agli stessi l’individuazione delle modalità realizzative attraverso percorsi di concertazione politica tra i livelli di governo dei comuni – o delle associazioni dei comuni – che costituiscono il territorio dell’ambito).


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