E ADESSO UN PRG SOCIALE

La nostra società è in rapida evoluzione, e la portata dei cambiamenti, per la loro complessità, non sempre ci appare chiara e prevedibile. Ad una popolazione che per natura muta in poco tempo la sua composizione, in riguardo sia all’età media, sia alla miscela di etnie di cui è composta, si aggiunge per Fano una “apertura” del nuovo PRG ad un aumento di circa 12.000/13.000 nuovi abitanti (in pratica un incremento superiore al 20%) nei prossimi 8/10 anni.
Se un PRG, ossia un Piano Regolatore Generale, che è uno strumento di programmazione pluriennale pianifica le case, a maggior ragione si può e si devono pianificare le esigenze degli abitanti di quelle case. Le persone vengono prime dei mattoni.
Pertanto appare urgente e drammaticamente importante provare a predisporre un PRG SOCIALE, accanto al classico Prg urbanistico, al fine di tentare una previsione sui nuovi bisogni delle persone ed ipotizzarne un governo. Un Prg Sociale che preveda risposte efficaci ai futuri problemi, grazie ad una intelligente opera di prevenzione, anziché costringere l’Amministrazione a rincorrere le emergenze (con il doppio dispendio di energie umane e risorse finanziarie).
I cambiamenti che ci attendono sono la conseguenza di molteplici fattori. La pianificazione delle nascite si attua oggi soprattutto nei ceti di reddito medio e alto e ciò paradossalmente accresce il divario tra popolazione ricca e popolazione povera. Infatti la maggior parte dei bambini nati negli ultimi mesi provengono da famiglie immigrate (sia italiani che stranieri) e molto spesso di per sé già numerose.
La diminuzione del tasso di mortalità, frutto delle nuove tecniche sanitarie e di una più estesa assistenza medica, insieme con alcuni indubbi fattori ambientali, comporta un aumento esponenziale di persone anziane. La grande mobilità geografica e sociale mette in crisi i sistemi parentali allargati e dà origine a un modello famigliare ristretto, caratterizzato da una consistente perdita di funzioni economiche e sociali.
Già solo questi fattori modificano sostanzialmente la struttura demografica e sociale, determinando una radicale trasformazione delle forme di organizzazione della vita associata in una città, e potrebbero creare per il futuro diversi e nuovi problemi.
Inoltre la popolazione tende a concentrarsi nei grandi centri costieri (visto che le politiche per garantire pari opportunità ai territori montani e collinari stanno miseramente fallendo), provocando ulteriori problemi all’assetto del territorio e alla libera espressione degli individui.
Questo nuovo contesto cittadino, con il rimescolamento delle culture, favorisce l’indebolimento dei controlli sociali informali e sollecita lo sviluppo di controlli formali sempre più rigidi per il mantenimento dell’ordine. L’allentamento dei legami con le persone care e l’anonimato (specie per le persone anziane) comportano l’emersione di atteggiamenti di apatia e di anomia, ma creano soprattutto solitudine e alienazione soggettiva.
La formazione scolastica assume un taglio sempre più specialistico, in particolare sul versante tecnico-scientifico, mentre la cultura di base – con un livello sempre più basso – comporta la standardizzazione degli stili di vita in base a parametri influenzati dalla pubblicità e dal potere economico.
La divisione tra lavoro e tempo libero accentua il bisogno di partecipazione a manifestazioni culturali e ricreative di diverso interesse, ma fondate sulla superficialità dei rapporti. E così ognuno diventa sempre più solo.
Questi segnali, sempre più chiari e concreti, insieme a numerosi altri problemi, palesano la necessità di avere stabilire una pianificazione reale delle varie situazioni e dei rimedi possibili. Se chi gestisce la delega ai Servizi Sociali non si preoccupa di coinvolgere le migliori intelligenze ed esperienze allo scopo di redigere un PRG sociale per i prossimi dieci anni, non adempie fino in fondo ad un compito importante e determinante per il futuro della città, e in questo caso il PRG edilizio ci travolgerà.


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