E’ necessario recuperare un’Etica Pubblica

Nei giorni scorsi la campagna elettorale ha visto un inasprimento del dibattito a causa dei problemi giudiziari di alcuni suoi protagonisti, lasciando così in secondo piano il confronto sui programmi dei candidati. Ciò era probabilmente inevitabile, visto che la chiusura delle indagini sul Prg di Cartoceto ha prodotto accuse gravi nei confronti di diversi esponenti politici sia di centrodestra che di centrosinistra, e i cittadini ormai assuefatti a “promesse elettorali” poco credibili sono più attirati da vicende personali, a maggior ragione quando sono “torbide” o creano scandalo (a questo ci hanno abituato purtroppo i mass-media in questi ultimi anni), piuttosto che dagli obiettivi veri dell’agire politico.
Una prima riflessione da fare deriva dal fatto che sono stati accomunate ipotesi di reati di grado diverso fra di loro: alcuni effettivamente molto gravi, altri di minore importanza, dovuto al corretto dovere di cronaca, ma che può creare confusione tra chi non conosce bene le norme di Legge.
Una seconda riflessione è invece opportuno farla riguardo al ruolo istituzionale che alcuni accusati rivestono, che cambia, ovviamente, la gravità del loro reato.
Dalle indagini sono emersi ipotesi di reato di corruzione, concussione e abuso d’ufficio per Giovanni Rondina (ex-vice presidente della Provincia) e per Ivaldo Verdini (ex sindaco di Cartoceto), e quello di concussione per Stefano Aguzzi (sindaco di Fano), nonché ipotesi di reato di abuso d’ufficio, favoreggiamento personale, e falso ideologico a carico di altri indagati.
C’è inoltre da considerare la differenza di gravità tra la corruzione esercitata da un soggetto privato (imprenditore, o professionista) e la concussione esercitata da chi riveste una carica pubblica. La “segnalazione” fatta dal sindaco di Fano ad un professionista, affinché favorisse un altro professionista nell’esecuzione di alcuni lavori, non è infatti così grave in sè – come ha cercato di minimizzare lo stesso Aguzzi con battute in dialetto -, ma lo diventa ancor di più poiché chi riveste un ruolo pubblico non può più comportarsi come un privato cittadino: egli in ogni momento rappresenta una Istituzione a cui è stato eletto per governarla temporaneamente dai cittadini, ed in quel momento rappresenta quindi tutta la comunità, con il peso ed il potere che da ciò ne deriva. Per cui deve rispondere sempre pubblicamente per ogni suo atto o gesto in quanto non c’è più nessuna attività, finchè dura il suo mandato, che non debba corrispondere all’interesse generale della collettività. Stupisce, a questo proposito, il silenzio di molti partiti su questa vicenda, ma stupisce ancor di più il silenzio assordante di una opinione pubblica ormai assuefatta a certi comportamenti, o anestetizzata ed ormai insensibile a questi veri e propri “soprusi” della politica.
Purtroppo si è perso il senso di una etica pubblica o, come si diceva una volta, del “senso dello Stato” da parte della maggioranza della classe politica, e molto spesso il potere viene considerato un esercizio a vantaggio di sé o di un particolare gruppo, o fazione, o partito, e nessuno se ne scandalizza più, o ha il coraggio di ribellarsi.
Se si aggiunge a queste riflessioni il dato che sono state espresse affermazioni sul fatto che la meritorietà nei concorsi pubblici, conti sì e no il 50% (dichiarazione dell’Assessore Pierini riguardo al concorsi della sanità); che alcuni poteri forti condizionano la politica, anche se nessuno finora ha collegato tale questione alla “querelle” sui costi della campagna elettorale (manifesti, spot, cene, ecc.), come sarebbe probabilmente logico fare; che l’Assessore Falcioni ha tranquillamente dichiarato su FanoTv che gli sembra “normale” fare raccomandazioni a chi glielo chiede, ed infine che c’è chi ritiene che manchi ormai un corretto controllo democratico (Carnaroli) adombrando un insufficiente ruolo dell’opposizione, il quadro complessivo non è certo positivo e non fa vedere in tutto ciò i presupposti per avvicinare maggiormente i cittadini alla politica.
D’altra parte, l’unico vero antidoto a questo sistema politico sicuramente inadeguato, è chiamare i cittadini a partecipare attivamente e direttamente alla vita politica. C’è quindi da augurarsi che nascano altre liste civiche, quelle vere ovviamente – come Bene Comune e “Fano a 5 stelle” – non quelle promosse dai partiti stessi, per provocare un cambiamento di mentalità ed un ricambio forzoso della classe dirigente politica, altrimenti troppo spesso abituata a “maquillage” camaleontici (da sinistra a destra e viceversa) pur di rimanere a “vivere di politica”. Oggi c’è di nuovo bisogno di chi, come agli albori della “prima Repubblica” considerava la politica una missione, un servizio limitato nel tempo da offrire al proprio Paese, per poi tornare a fare il proprio lavoro in altri settori della società.
Questa “seconda Repubblica” dei politici di mestiere, nata dopo gli scandali di tangentopoli – ammesso che realmente di “seconda Repubblica” si possa parlare – ha già fatto troppi danni. E’ ora di promuovere la “terza Repubblica” quella dei cittadini che alternativamente, per un massimo di due mandati reali, riprendano in mano le decisioni che riguardano il futuro di tutti noi e dei nostri figli.


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